Non soccombiamo al risentimento che vede solo il peggio
sabato 23 luglio 2016
Un pensiero ogni settimana da trasmettere a chi ne ha bisogno, a chi ha come compagna la solitudine dell'età, a chi non riesce a vedere la bellezza dalla vita perché troppo è stato il dolore che ha lasciato crescere dentro di sé. Solo per questo scrivo queste righe ogni settimana quando la nostra stampa ci comunica le realtà dure del nostro tempo, com'è giusto, ma senza dare conto dei fatti positivi che illuminano il mondo. Tutti abbiamo necessità di sapere dove si consuma la bontà, dove si offre qualcosa di sé a chi vive nel dolore, dove il sorriso senza ricompensa accarezza l'anima e il corpo di chi ne ha bisogno. Senza cercare lontano, anche nelle nostre case c'è chi non sa chiedere e consuma dentro di se risentimento e forse quella violenza che acceca e toglie luce alle azioni di chi ci sta vicino.Quante volte ci siamo chiesti alla fine di un anno, di un tempo, cosa ci ha dato la vita e la risposta è quasi sempre stata incerta o negativa. È la domanda che è sbagliata: dovremmo chiedere cosa abbiamo dato noi, se siamo stati generosi, cosa abbiamo regalato del nostro animo, del nostro sapere, della virtù dell'attesa, della forza di dimenticare il male ricevuto. È la paura, la pena delle speranze non raggiunte, la delusione di aiuti offerti e mai ricevuti, l'esperienza negativa di una vita impostata solo sull'oggi senza l'aiuto della speranza. Tutto questo impedisce di avere un orizzonte positivo, di lavorare su se stessi anche nella delusione e porta a considerare i nostri giorni qualcosa senza senso, fino alla disperazione. Quanti suicidi sono il risultato di tali pensieri e quante morti dell'anima che distrugge se stessa e porta a strisciare sulla terra invece di camminare eretti. Non c'è cosa, non esiste situazione che non porti con sé un filo di speranza. Anche quando un nuovo tipo di dittatura, quale si sta rivelando in Turchia questi giorni, batte con ferocia le schiene nude dai militari che avevano creduto in una falsa libertà. Anche quando le donne di Istanbul che avevano raggiunto una situazione di possibile autonomia saranno costrette a nascondersi dietro il velo nero come le loro madri, ma non lasceranno morire la volontà di una vita personale istruita e indipendente.La speranza, che gli antichi avevano fatto uscire per ultima dal vaso di Pandora, vivrà sempre. Sta a noi ricostruirla ogni giorno, darla a braccia aperte a chi no ne ha, accoglierla con fede e coraggio perché la vita, grande dono che abbiamo ricevuto, va infine guadagnata distribuendo bene al posto del male ricevuto.
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