mercoledì 30 gennaio 2019
La notizia che un'intera borgata di Castelmagno (Cuneo), in Valle Grana, costa meno di un appartamento in città è diventata virale e se ne parla da giorni. A qualcuno sembra pazzesco che il luogo dove nasce uno dei formaggi più cari d'Italia, già merce di scambio del Marchesato di Saluzzo, sia in svendita. Ma così va il mondo, nel senso che il reale non è mai come una cartolina che fotografa un istante: si muove secondo logiche che talvolta potrebbero essere prevedibili. È un male la vendita di una borgata abbandonata di montagna? Non più di tanto, se si immagina un progetto di rinascita e di rilancio. Grazie a qualcuno che arriva da fuori e che magari, come accadde a me nel lontano 1997, si stupisce di questi luoghi misti di boschi e di pascoli, che sono un insieme di borgate. A un tratto, girata l'ultima curva, dove sembra non esserci nulla di interessante, si staglia di fronte il santuario di San Magno: una struttura possente, con le arcate esterne che un tempo lontano servivano ai montanari per ricoverare le vacche malate. Le portavano lì per chiedere una grazia particolare: la guarigione della bestia, motore dell'economia agricola. Per questo il santuario di San Magno è così suggestivo e ti offre la medesima sensazione che provi quando esci dalla metropolitana e di fronte hai il Duomo di Milano... Nei giorni scorsi, col sole che non riesce a scaldare i freddi di questi giorni di fine gennaio, ero nel Monferrato. E un locale di Vignale, paese dove si produce il celebre Grignolino, è diventato una Proseccheria. Scandalo degli abitanti, ma alla fine ci sarà stato un perché se qualcuno del posto non ha rilevato l'immobile. L'agriturismo di Cella Monte è stato il primo ad aprire al pubblico nella zona: una casa di tufo, con i vigneti intorno. Ma il patron avanti con gli anni ha venduto a una coppia di professionisti milanesi che ci verrà ad abitare, e forse metterà a dimora il merlot. Stravolgimento? Tutto ciò che vogliamo, ma alla fine la Proseccheria è un locale aperto e la villa antica sarà ristrutturata. E tutti vivranno felici e contenti, come nelle favole. La colpa non la si può imputare a chi viene da fuori e acquista, magari introducendo elementi esterni alla tradizione. La colpa semmai è l'assenza di una regia, l'indicazione certa di un'economia che rappresenta un'unicità di quel territorio per cui conviene investire in un senso piuttosto che in un altro. È un problema di comunicazione, in sostanza, perché il lamento per un mondo che non c'è più, di per sé, è anacronistico. E non c'entra con la tradizione. La tradizione non è una cartolina ingiallita o qualcosa di immobile, ma esattamente il contrario: significa trarre dal passato ciò che può essere attuale oggi. E se una borgata di Castelmagno piuttosto che una villa nel Monferrato offrono spunti di uno stile di vita che si può praticare lontano dalla città, questo è un valore. Da cui può ripartire tutto.
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