mercoledì 25 marzo 2015
Il Regno è libro di grande forza espressiva, redatto con intelligenza; conoscenza storica, teologica e capacità letteraria indiscutibili. In un ambito culturale che considera i cristiani come cretini e riduce a banalità, meglio se pruriginosa, il mistero spacciando per lungimiranza la propria manifesta cecità, Carrère costruisce un intreccio di trame quotidiane e storiche attorno la propria esperienza religiosa, abbandonata. Forse solo accantonata. Lo fa con sincerità e cognizione di causa. Ci si può innervosire, anche molto, leggendolo. A me capita quando muove pensieri che mi appartengono: ho molte vertenze in atto.Non l'avrei fatto leggere a mia nonna né a mia madre ma non mi dispiacerebbe se lo leggesse mia nipote. Il cristianesimo è un avvenimento, è diventato una religione, ha determinato una civiltà; niente di ciò che riguarda l'uomo, nella sua essenza, gli è estraneo. Morisse la sua civiltà, si fossilizzasse la sua religione, resterebbe l'avvenimento e tutto ciò che non è in potere dell'uomo.Il libro sta sul tavolo, smetterò di aprirlo a caso, leggere alcune pagine e riporlo. Merita attenta lettura, non fosse che per le ultime dieci righe: da incorniciare. Dovessi modificare il mio giudizio iniziale non sarà tempo sciupato. Credo comprerò anche Limonov.
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