Nomi in conseguenza delle cose? Eccezioni tra il troppo e niente
sabato 5 gennaio 2019
Nomi «conseguenza delle cose»? È regola di sapienza antica e sempre nuova. Ma talora in pagina non è così. Se per esempio ieri ("Foglio", p.2) con l'etichetta "Preghiera" trovi invettive e accuse pensi a uno strappo alla regola. È libertà, ma se ne può discutere. Infatti leggi come notizia d'eccezione che «a Bari» trovi una Messa che «soddisfa tutti i 5 sensi», enunciati di seguito, e che quella è «una delle poche Messe in cui il sacerdote può dire dal pulpito frasi come questa: "L'uomo senza Dio non capisce più niente, non sa nemmeno perché esiste"». A parte quel «pulpito» che non c'è più, forse quel «niente» è troppo. Infatti nella vita ci sono tanti uomini non credenti in Dio che capiscono bene tante altre cose. Resta vero però che «senza Dio» non si capisce il perché ultimo del proprio esistere e dell'esistenza del mondo intero, ma quella appena letta in pagina più che "preghiera" pare sfogo di delusione gridato in faccia a tanti altri. Il nome tradisce la cosa? Lo ripeto: anche questa è libertà! Ma per caso stesso "Foglio" (p.3) sempre ieri vedi un altro titolo in cui il nome non corrisponde alla cosa: «Lo scappellotto del Papa ai vescovi americani». Ma perché mai «scappellotto», visto che il sommario è questo: «Serve conversione, non commissioni»? Davanti al dramma che coinvolge delitti e orrori in ambito ecclesiastico la richiesta del Papa è «conversione». Che altro può essere? Questa è parte essenziale della vera accoglienza dell'annuncio, la vera "rivoluzione" ebraico-cristiana dal Sinai al colle delle Beatitudini. Purtroppo capita che la parola "rivoluzione" spaventi ancora oggi certi cattolici nostalgici di tempi passati... Conseguenza delle cose? No! Nel caso sarebbe proprio chi, non accogliendo l'invito a conversione, pretende di aver capito tutto e non ha ancora capito niente: dal Vangelo al Concilio e a papa Francesco!
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