domenica 22 febbraio 2015
Il Giornale e Il Fatto Quotidiano fanno coppia. Tutti due se la sono presa con la grande e bella famiglia di Aurelio e Rita Anania che, con la schiera dei suoi sedici figli dai vent'anni ai 19 mesi, è stata applaudita calorosamente a Sanremo da tutta la platea dell'Ariston. Sul Giornale (domenica 15), invece, i genitori sono derisi da Karen Rubin (la giornalista autrice) e accusati di «inconsapevolezza» il padre e di incoscienza la madre, perché sul palco hanno detto che «gli applausi vanno al Signore, questa è un'opera di Dio». Inoltre – si legge – la scienza medica consiglia di «non andare oltre i 4/5 figli», perché per le grandi pluripare le possibili complicazioni sono «diabete, ipertensione, atonia uterina, problemi placentari e di coagulazione» e perché «le famiglie numerose con le loro agevolazioni fiscali e assegni familiari depauperano la società». Insomma, c'è il rischio che, per colpa della famiglia Anania, «nel 2040 il mondo sarà popolato da nove miliardi di persone con le «conseguenze sociali ed ecologiche di inquinamento e distruzione ambientale». Poi, citando l'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionali), sostiene che «la corsa al natalismo ha conseguenze anche sull'autodeterminazione e la libertà delle donne». Ultimo “guaio”: fare molti figli è «a rischio di morire a causa del parto». Sul Fatto (mercoledì 18), in risposta a un impaurito lettore, Furio Colombo confessa di aver «paura della parola famiglia, che significa: negazione di diritti di chi non replica la famiglia esibita […] celebrazione della donna tipo Sharia […] padre padrone e maschio […] Dio che ha sbagliato la misura delle risorse del pianeta […] figli come prodotto di eccellente accoppiamento» e ulteriore documentazione di pessimo gusto e maleducazione. Per esempio: «la femmina-madre del clan» e «il gruppone detto “famiglia esemplare”». A parte la considerazione che il numero dei figli non si chiede alla Rubin né al Colombo e che questi non hanno alcun diritto di giudicare i genitori con la Sharia, i due dimenticano la “conseguenza” che anche la signora Rita Anania ha, come donna, il suo diritto di autodeterminazione e di libertà di fede.POTERE GAYNelle quattro pagine dedicate al «Power gay» (Potere gay) il numero di Panorama in edicola offre (mercoledì 18) anche uno scritto di Alessandro Cecchi Paone, che racconta: «È saltato il tappo: non ci fermeranno» e prosegue così: «L'omoerotismo oggi è in fase eruttiva» e, se un tempo si manifestava come «bradisismi e sulfuree fumarole», oggi «le ceneri e i lapilli sembrano incontenibili... le pulsioni prima represse hanno già cominciato a riannodarsi ad affetti, sentimenti». È una descrizione interessante e autorevole, dato il personaggio, del cosiddetto “diritto alle nozze gay”. Il tono è anche minaccioso (rimanda al caso della pasta Barilla). Per fortuna nella pagina successiva la panoramica si chiude con Stefano Zecchi, ordinario di estetica all'Università di Milano, che commenta: con la stessa logica dei “diritti omosessuali” «tra non molto i prossimi due tabù che verranno calpestati e sbriciolati dalla marcia trionfante delle libertà sessuali saranno quelli della pedofilia e dell'incesto». Anche questi, infatti, sono “orientamenti sessuali”.RECUPERO DI EMBRIONEDomenica scorsa questa rubrica aveva deplorato che una vedova un po' attempata si sia fatta fecondare con i gameti, surgelati 19 anni fa, del marito defunto da quattro. In realtà, la signora aveva chiesto di utilizzare un embrione conservato sotto azoto liquido. La cosa, in sé moralmente molto discutibile, può essere considerata, però, come un “rimedio-recupero” di un essere umano concepito in vitro tra due sposi, nella speranza che nasca.
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