Nelle terre dei Walser, minoranze «mondiali»
mercoledì 26 giugno 2019
Ora che l'estate è entrata nel vivo, non resta che farsi sorprendere dalle mete che offre l'Italia, tenendo conto che solo la curiosità di scoprire come si è dipanata una storia può farci comprendere molte cose. Ad esempio come la Provvidenza agisce. Sabato scorso eravamo in Valsesia, sotto il Monte Rosa, e l'architettura delle case non poteva passare inosservata. La Valsesia è la terra dei Walser, i discendenti degli Alemanni, originari dell'Alto Vallese, che si sono stabiliti nell'arco alpino di Svizzera, Austria e Francia. In Italia arrivano a metà del XIII secolo con la migrazione di coloni che di fatto renderanno fertili le vallate intorno al Monte Rosa. Il loro arrivo si deve a una fase di de-glaciazione, che dimostra quanto le faccende climatiche siano cicliche e in continuo mutamento. La vita dell'agricoltura di montagna era dura, visto l'isolamento di queste borgate, tuttavia i Walser sono cristiani e dove si insediano costruiscono una chiesa. Le chiese con le facciate affrescate sono il leit motiv di tutta la valle, che vanta artisti straordinari come Gaudenzio Ferrari. Credo sia proprio la fede che ha permesso la durezza del distacco, con gli uomini che migravano per fare i minatori mentre le donne dovevano accudire bambini, anziani, animali e tutta la microeconomia della famiglia. Il pane, ad esempio, lo facevano due volte l'anno e lo conservavano per ammollarlo nelle zuppe. Quando gli uomini tornavano, costruivano un altro pezzo di casa, realizzata in legno, ad incastro, secondo un'architettura geniale e perfetta. Il segno della Provvidenza arriva quando le donne, durante le lunghe notti invernali, iniziano a produrre i puncetti: pizzi ad ago che nel XIX avranno una diffusione internazionale grazie a Margherita di Savoia, che li fece conoscere alle corti di Francia e Inghilterra. Ma già nel 1500 Gaudenzio Ferrari li aveva presi come riferimento per ricreare gli abiti di alcune sue Madonne dipinte. E ascoltando questa storia dei puncetti, che oggi hanno un marchio registrato per garantirne l'autenticità, ho pensato che la globalizzazione, come il clima odierno, ci sono sempre stati. Fuori dalla chiesa di Sant'Antonio in Val Vogna, Massimo e Germano Narchialli ci fanno assaggiare la celebre Toma del Maccagno, mentre Silvino conduce un'osteria verace dove si mangia la polenta. Teo, giovanissimo, costruisce le case walser e sul sagrato della chiesa bellissima di Riva Valdobbia ci fa assaggiare (con me anche Cesare Ponti, con casa a Otra) una toma elastica che si scioglie in bocca. Che dire? Visitando il relais del Mirtillo Rosso, dedicato ai bambini e curato da Stefano Cerutti, mi è parso di vivere un momento di rinascita, con una squadra di giovani che ha capito: dalla storia, e anche dalla fede che l'ha segnata, può rinascere una nuova economia.
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