Nel Sahel ricolonizzato la chiamavano trinità
martedì 15 ottobre 2019
Questa formula è applicabile al Sahel, ma non solo. La chiamavano trinità, senza maiuscola e senza nulla di cristiano. E si è dapprima insinuata nei discorsi, poi nei rapporti ufficiali delle Agenzie Importanti del settore e infine in progetti finanziati nella messa in pratica dei discorsi. Che sono diventati "il discorso". La lotta contro il terrorismo, il crimine organizzato e la migrazione irregolare formano, con malcelata strumentalizzazione, un trittico nel processo di falsificazione della realtà in atto da almeno un decennio. Terrorismo, crimine e migrazione irregolare diventano così un'unica minaccia capace, a dire degli specialisti, di giustificare misure di controllo adeguate e proporzionali al pericolo. Per questo si è andato costruendo un sofisticato sistema di dissuasione per migranti e rifugiati che, secondo quanto è loro rimproverato, osano cercare un futuro diverso altrove. Assimilati come sono dalle Grandi Agenzie Internazionali a meri terroristi e criminali si trovano derubati in viaggio, respinti, detenuti e infine inviati in campi di "rieducazione".
Questi centri sono chiamati, con un certo eufemismo, "di libero rimpatrio" da inesorabili Organizzazioni che li creano e gestiscono. "Il discorso" in questione è non solo diventato di patrimonio pubblico, ma è presentato come un'ovvietà che solo ingenui militanti di frontiere mobili possono ancora sostenere. La prova è che tutti i finanziamenti dei progetti dell'Unione Europea nel Sahel implicano questa lettura da pensiero unico dominante. Ogni tentativo di presentare ai '"benefattori" un progetto a carattere umanitario che non implichi questa inscindibile trinità non solo sarà visto con sospetto, ma non avrà la seppur minima possibilità di essere finanziato. Assieme alla trinità arrivano le sigle, incomprensibili ai più, che aiutano a realizzare quanto i locali non possono da soli realizzare. Quelli che si definiscono aiuti e operazioni di partenariato non sono in realtà che operazioni mirate di graduale ricolonizzazione di territori che un tempo si volevano indipendenti. Da Frontex, che significa frontiere esternalizzate d'Europa, ormai ben fissate, per quanto ci concerne, nei dintorni di Agadez, si passa con disinvoltura a Eucap. Quest'ultima invenzione, che riprende un'impronunciabile frase in inglese, non significa altro che una missione di sviluppo delle capacità in Niger, gestita dal servizio di azione esterna dell'Unione Europea. Per entrambe le Agenzie in questione i fondi a disposizione sono aumentati e con loro anche l'operatività. Una di queste, che mira a sostenere il Niger nella lotta contro il terrorismo, il crimine organizzato e (naturalmente) la migrazione irregolare, si chiama nientemeno che Compagnia Mobile di Controllo delle Frontiere (Cmcf). La fantasia che non è più al potere per raccontare un mondo nuovo è stata invece confiscata dalle sigle delle Grandi Agenzie Internazionali che in questo modo creano una realtà parallela a quella reale. La Cmcf, come il nome indica con chiarezza, si propone come strumento al servizio della mobilità selettiva (soldi, armi e interessi circolano, mentre i poveri sono sedentarizzati). Il finanziamento arriva dalla Repubblica Federale di Germania e dal Regno d'Olanda. Questa è una delle 16 missioni che rilevano della Politica di Sicurezza e di Difesa Comune (Psdc) che, senza alcun dubbio, contribuisce alla pace, alla stabilità e soprattutto alla sicurezza internazionale. Questo e altri miracoli scaturiscono dall'applicazione del dogma trinitario di cui sopra. Che, statene certi, non ha nulla, ma proprio nulla, di cristiano.
Une delle telefonie mobili del Paese ha ben capito l'antifona e, tramite un messaggio gratuito invita a… "ricevere le informazioni sulla salute, l'oroscopo, l'attualità, lo sport, le astuzie, la religione e le farmacie di guardia"... basta digitare il 512 nella compagnia Moov. A ognuno le proprie sicurezze.
Niamey, ottobre 2019
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI