Negli anniversari di Händel e Haydn la riscoperta di due oratori su Tobia
domenica 4 gennaio 2009
Nella grande kermesse delle ricorrenze musicali, nel 2009 il ruolo di protagonisti assoluti spetterà a Georg Friedrich Händel (1685-1759) e Franz Joseph Haydn (1732-1809), di cui si ricordano rispettivamente i 250 e i 200 anni dalla morte; un'occasione preziosa per deviare momentaneamente dai più famosi e frequentati capolavori e fermare l'attenzione su opere meno conosciute, in qualche modo "minori", come i due oratori che entrambi hanno dedicato alle vicende bibliche di Tobia (pubblicati in due distinti cofanetti dall'etichetta Naxos e distribuiti da Ducale).
In realtà il Tobit di Händel, più che una composizione originale, risulta il modello esemplare di un cosiddetto "pasticcio" e, come tale, occupa un posto del tutto particolare all'interno della produzione sacra händeliana; si tratta infatti di un pot-pourri realizzato assemblando brani diversi ricavati dai più disparati lavori " oratori, opere teatrali, anthems e quant'altro " predisposta intorno al 1764 (cinque anni dopo la morte del compositore) da John Cristopher Smith, giovane pupillo e fedele copista che poté lavorare sulle partiture autografe del maestro. Alla strutturale mancanza di organicità della sua concezione, Tobit supplisce con la bellezza di arie, duetti e interventi corali, riportati nuovamente alla luce dalla lettura offerta da Joachim Carlos Martini a capo della formazione Junge Kantorei e della Frankfurt Baroque Orchestra.
Perfettamente compiuto dal punto di vista artistico e musicale, Il ritorno di Tobia venne invece concepito da Haydn nel 1775 e poi ripreso nel 1784; il testo " approntato in lingua italiana dal poeta Giovanni Gastone Boccherini, fratello del compositore Luigi " contribuisce mirabilmente ad arricchire lo spessore drammaturgico di questo monumentale oratorio, impreziosito da ricche sonorità e affidato a un organico imponente. A capo del VokalEnsemble Köln, della Capella Augustana e di un nutrito cast di cantanti solisti (sopra cui primeggiano i soprani Roberta Invernizzi e Sophie Karthäuser), il direttore Andreas Spering dimostra una profonda affinità con l'universo spirituale del musicista austriaco e con i sentimenti di una religiosità positiva, lieta e fiduciosa, ma nel contempo nobile, solenne e fortemente radicata.
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