martedì 26 novembre 2013
Narciso, prima di diventare un fiore profumato che abbiamo visto ornare le rive dei fiumi e spesso forse abbiamo colto di nascosto, fu il figlio del fiume Cefiso e nato dall'acqua per acqua morì di un fato crudele. A suo padre che consultava l'oracolo, il dio rispose che Narciso sarebbe vissuto fino all'estrema vecchiaia se non si fosse mai visto. Era Narciso un bellissimo giovane e come accade accendeva d'amore le ragazze. Lui non le curava o – come penso – neppure si accorgeva di coloro che fissavano desiderose lo sguardo in lui. Tra queste la ninfa Eco, timida e delicata, dopo aver corteggiato invano Narciso si ritirò dalle selve in luoghi aspri e montuosi: si astenne a lungo dal cibo e dall'acqua e sussurrò soltanto a voce sommessa il nome dell'amato; e così ogni giorno si struggeva. Dopo qualche giorno il corpo della ninfa divenuto gracile svanì: restò sugli alti monti solo la voce dell'infelice, che ancor oggi riecheggia le voci dei viandanti. Per quanto Narciso sembri innocente peccò contro il nume di Venere, come un tempo Ippolito che curava solo la caccia sacra a Diana trascurata Venere ed eccedeva la giusta misura. Esistono infatti adagi antichi che ci esortano a non agire mai in eccesso, perché nel mezzo sta la virtù. La Vendetta – che i Greci ritenevano fosse una dea – fece sì che Narciso desiderasse compiere un lungo viaggio nel calore dell'estate e pregò il Sole che conduceva il carro nel cielo di colpirlo con raggi ardenti. Preso dalla sete, trovata una fonte Narciso per la prima volta vide se stesso nell'acqua come in uno specchio. E appena si vide, così perì secondo l'oracolo narrato. Preso d'amore tentò di abbracciare la propria immagine e l'acqua lo assorbì. Forse ti chiedi, carissimo lettore, perché ti abbia narrato questo mito. Pensa che anche Narciso, come Filottete e Sisifo, fu un esemplare o se si può dire un archetipo di molti che vivono ai nostri tempi e amano troppo se stessi, trascurati coloro con cui viviamo, amano il proprio successo e ammirano negli specchi l'espressione della faccia e curano più le chiome che il proprio animo.
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