Miserie tristi ed equivoci allegri
mercoledì 9 gennaio 2008
Lunedì udienza di ogni inizio d'anno a 176 (centosettantasei!) ambasciatori: Benedetto XVI guarda al mondo intero, si rallegra per la mozione Onu sulla pena di morte e fa «voti che stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana». Da noi pagine meschine: «di fatto la benedizione sulla moratoria» di Giuliano Ferrara ("Repubblica", pp. 1, 2, 8), cui segue (p. 22) la diagnosi sprezzante: «Non è di Dio che sta parlando, ma di cose molto più terrene, l'agenda politica italiana». Nel corteo anche "Corsera" (pp. 1 e 13), "Giornale" (1, 6 e 7), pur con accenti contraddittori ed esplicito "Il Messaggero" (p. 1, e 6): «Il Papa: si discuta dell'aborto»! E chi modererà la""tavola rotonda"? Balletti e tanta malafede: dunque 175 ambasciatori erano superflui. Giusto, ma un po' patetico il titolo di "Europa": «Ascoltate Benedetto, parla a tutti»! Al top come sempre "Liberazione" (p. 4): «Anche per il papa l'aborto è collegato alla forca»(!) e perciò lui è «immorale e fanatico». E ci sarebbe tanto altro. Troppo buono Peppino Caldarola a frustare «la pigrizia del pensiero laico» ("Il Foglio", p. 1)! Altro che pigrizia: cecità e malafede! Per chiudere l'equivoco illustre, ma diffuso. Martedì Sergio Romano sul "Corsera" ricorda De Gasperi: «Contro Pio XII il no di un fedele al Papa». «Esempio di laicità» per i politici di oggi? Va ricordato che quel "no" non fu sulla Trinità, né su vita umana e famiglia, ma sull'alleanza partitica nelle elezioni comunali di Roma (1952). O certi laici pensano che se il Papa dicesse che ama la Roma, i giallorossi avrebbero un miliardo di tifosi in più?
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