Magia della neve, richiamo di purezza
sabato 9 gennaio 2010
Una rivista semestrale dal titolo La buona neve mi porta lontano, sulle piste delle Dolomiti elette quest'anno dall'Unesco «patrimonio dell'umanità». Lo sci ha avvicinato alla montagna anche chi non la conosceva sotto altri aspetti che non siano le piste prestigiose, gli alberghi grandi e piccoli, ma sempre accoglienti, la professionalità dei maestri e quella specie di allegria che mette il sentirsi volare leggero sulla coltre bianca che nasconde le rocce e le asperità di queste cime.
Ma conoscere è una cosa, amare è un'altra. Chi ama la cerca nel silenzio del mattino, quando la neve è ancora coperta dal sottile velo di quel suo alito freddo, quando scricchiola sotto gli sci e ti senti solo e immenso, piccolo, ma potente nel tuo volo solitario. E ti accorgi che la tua è una solitudine piena di voci che ti vengono dai rami appesantiti, dalle impronte degli animali della notte, ma ancora più lontano quasi una voce dell'umanità che grida la bellezza e la magnificenza della quale stai godendo cui diamo il semplice nome di "neve". Grande privilegio quel vivere la montagna nelle sue stagioni così varie, così imprendibili e capricciose, crudeli e sfacciatamente belle, con i suoi tramonti rosa e viola capaci di ingannarti su un domani denso di nubi e sferzato dai venti. Chi nasce lì vicino ne porterà nel cuore il richiamo insistente anche se la vita lo ha trascinato lontano.
Quanti nomi di scalatori, di eroi della montagna, di chi ha promosso imprese uniche e difficili per desiderio di vittoria sulla propria paura, per bisogno di cercare l'altezza, per guardare il mondo non dall'alto come forse si immagina, ma vedere dentro se stesso con maggiore chiarezza. Così i monaci di un tempo. Le pagine della rivista di Rolly Marchi è densa di racconti e di foto di questi uomini forti: molti hanno lasciato la vita, altri rivivono le loro imprese raccontate in queste pagine eleganti e dotate di ottime fotografie. Ma si parla anche dei giovani, dei campioni del giorno e di quelli che oggi si buttano giù per le piste dietro e davanti al maestro al grido di: pista, pista! E hanno appena tre anni. L'autore, ristampando un suo articolo del 1948, ricorda il Bondone, la montagna che appartiene a Trento più di ogni altra.
Vi trovo una mia foto di quei tempi quando lo sci si presentava ancora come interesse di pochi e l'estetica degli abiti era lasciata alla fantasia di ognuno e alla possibilità finanziaria di pochi. Io avevo iniziato a prendere confidenza con lo sci a tredici anni in una fortunata vacanza di Natale presso i miei zii in Trentino. Portavo un paio di pantaloni larghi e chiusi alle caviglie, un berrettone di lana e una giacca a vento di una cugina. I bastoncini di canna dello zio più grande mi erano stati raccomandati con calore da tutta la famiglia, perché erano l'ultima novità. Appena diedi prova di saper stare in piedi su un paio di sci di legno, come era d'uso allora, mi portarono a quota mille metri, naturalmente a piedi. La pista era la strada completamente innevata che riportava indietro al paese. Dopo una breve colazione si parte. «Ho dimenticato di insegnarti come si fanno le curve!» Dice lo zio più giovane. «Non importa, tu guarda me». Benissimo. La pista, cioè la strada che ho da affrontare ha trenta curve. Come ho fatto? Mi hanno estratto quasi sempre dal muro di neve nel quale affondavo per non saper girare. Alla fine un buon bicchiere di vino caldo, che nella mia terra non si nega a nessuno, mi rimise in piedi. Mi venne anche condonata la pena per aver distrutto i famosi bastoncini di canna.
L'amore per la montagna d'inverno doveva arrivare anni dopo. Oggi lo sci è diventato uno sport che potremmo dire popolare, anche se l'equipaggiamento, il costo delle attrezzature, le tessere delle sciovie hanno un loro prezzo che costringe chi desidera affrontare questa via sportiva, a ridurre a pochi giorni la vacanza. Sciare in compagnia, in gruppo offre forse qualche pericolo, ma concilia con quella vita che il nostro tempo ci propone ogni giorno più difficile, piena di compromessi, di violenze. Un campo di neve ci invita alla pulizia, ci riporta al desiderio di serenità, si ritorna bambini, un po' incoscienti del pericolo, ma con il gusto della risata e del piacere delle cose semplici. Quasi un limbo dove una volta si metteva chi non aveva avuto il tempo di peccare.
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