Macchine agricole, prezzi fuori controllo
domenica 10 ottobre 2021
La crisi delle materie prime per l'agroalimentare colpisce anche il comparto delle macchine agricole. Un colpo basso per uno dei settori più importanti nell'ambito della metalmeccanica. Anche perché a crescere non sono solo i prezzi di ciò che serve per costruire le macchine, ma anche quelli della logistica per distribuirle in tutto il mondo: perché quello della meccanizzazione agricola italiana è uno dei settori in cui le esportazioni sono ormai un elemento essenziale.
I costruttori nel giro di pochi mesi si sono trovati a fare i conti con la crescita dei costi dell'energia elettrica e dei carburanti, dell'acciaio, dei materiali non ferrosi, di tutti i derivati del petrolio, della gomma e della plastica, dei componenti elettronici. Stando ai calcoli più recenti, il costo medio per la produzione di una attrezzatura agricola è lievitato, a seconda dei casi, anche fino al 40%. A tutto questo, è necessario aggiungere i costi di trasporto.
In questo modo, il settore delle macchine agricole si trova a vivere una situazione paradossale. «Da gennaio – dice FederUnacoma che raccoglie tutti i costruttori più importanti –, gli acquisti di trattori, mietitrebbiatrici, motoagricole e tutte le altre tipologie di macchine e attrezzature per coltivare i campi sono cresciuti in modo impressionante». Se le auto hanno fatto segnare un – 20%, i trattori sono cresciuti del +45%, le mietitrebbiatrici del +58%. Ma è la stessa associazione che lancia l'allarme. «Tutto rischia di arrestarsi a causa di una variabile emersa improvvisamente, quella relativa al prezzo delle materie prime, che sta crescendo in modo incontrollato. La Cina, poi, ha drasticamente ridotto le esportazioni di acciaio e materiali ferrosi e il prezzo d'acquisto delle forniture per l'industria della meccanica agricola è salito anche del 100%». Ed è una magra consolazione sapere che nella stessa condizione si trovano anche i costruttori di altri paesi. Tutti, infatti, si chiedono quanto potrà reggere il comparto. Stando sempre a FederUnacoma, infatti, l'industria italiana di settore (11,5 miliardi di fatturato, 70% della produzione esportata, oltre 1.500 imprese con circa 100 mila addetti) può reggere con le scorte non oltre la metà del prossimo anno. Al di là del mercato, il tema vero, di cui si parlerà all'Eima di Bologna nei prossimi giorni, è quello del rapporto ricavi-costi che si sta trasformando sempre di più non una erosione dei margini ma in una forte ipoteca sul futuro.
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