domenica 10 febbraio 2013
Secondo l'ex segretario e deputato radicale Angiolo Bandinelli – per il quale (Il Foglio, giovedì 7) «le reazioni della Chiesa alle nozze gay» fanno capire «la superiorità del cammino laico» – la Chiesa dovrebbe aderire alla nuova «antropologia in continuo divenire, fattasi plastica […] che sta trasformando antiche consuetudini immutabili in forme folkloristiche da conservare nelle teche dei musei etnologici». Il Manifesto l'aveva anticipato (mercoledì 6), trasformando secondo la nuova antropologia e con una «rilettura laicista», santa Agata, patrona di Catania (festa il 5 febbraio), in una suffragetta del III secolo: «Agata santa ribelle». Anzi, in una «femen» (sono le donne dell'omonimo movimento ucraino di protesta), che usano manifestare in topless, come le due ragazze denudatesi domenica 13 gennaio in Piazza San Pietro, contro le discriminazioni delle donne e dei gay. In una «rilettura laicista», insomma, Agata sarebbe stata uccisa dal console Quinziano, che a tutti i costi la pretendeva per sé, non perché difendeva la propria verginità votata al suo mistico sposo Gesù, ma perché avrebbe «rivendicato il potere di autodeterminarsi contro una cultura maschilista» e si sarebbe «opposta alla violenza maschile e al femminicidio». Insomma, invece di una vergine cristiana martirizzata per la sua fede, che si concretava visibilmente anche in una sublime castità, sarebbe stata «una femminista ante litteram», una femen che, degradandosi, avrebbe usato la propria femminile nudità «come strumento di lotta e di libertà». È questa «la superiorità del cammino laico»? RITARDATARI«Basterebbe che Benedetto XVI si affacciasse domenica su piazza San Pietro ed esclamasse: "Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa"». Questa tardiva trovata appare in prima pagina sul Fatto Quotidiano di mercoledì 6, a firma di un giornalista di solito bene informato, ma che farebbe meglio a ripassare il numero 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica (del 1992!): le persone omosessuali «devono essere accolte con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione». Il Fatto? Un caso di progressismo ritardatario.UOMINI E CANIAncora Il Fatto (martedì 5). Un lettore scrive che, dal giorno di Capodanno, un certo Davide Battistini è in sciopero della fame per ottenere dalla Regione Emilia Romagna una legge che vieti di tenere i cani alla catena. Furio Colombo si entusiasma e risponde: «Sono del parere che un rapporto ragionevole e solidale fra esseri umani e animali sia il percorso che porta a un barlume di speranza per la salvezza del pianeta». Occorre, però, «un patto con gli animali» che parta dagli uomini, considerato che i cani «non sono in grado di "trattare" un minimo di uguaglianza». È una questione – scrive Colombo – di «diritti umani». Dei cani? JENE E FANTASMITentando di fare il verso al cardinale Bagnasco («Gli italiani non si faranno abbindolare») la Jena, cioè Riccardo Barenghi, già direttore del Manifesto e ora commentatore quotidiano di La Stampa (il giornale "della Fiat"), scrive: «Se gli italiani non si facessero più abbindolare, la Chiesa dovrebbe dichiarare fallimento». Le jene, poverette, girano di notte, mangiano cadaveri e si lasciano abbindolare dai loro antichi fantasmi ideologici.
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