Ma davvero la democrazia non ci piace più?
sabato 21 aprile 2018
Bisogna ammettere che gli italiani non sono oggi conosciuti e (ri)conosciuti nel mondo per il loro senso civico e per i valori collettivi che esprimono, l'individualismo "creativo" è considerato l'elemento fondante del nostro Dna.
Ma la più recente indagine Ipsos sul grado di civismo di tutti noi ha fatto emergere un dato-choc che dovrebbe costringerci a una profondissima riflessione: il 66% degli italiani, oggi, penserebbe che la democrazia non sia più uno strumento valido. E che sia necessario cercare alternative.
Per le generazioni nate e cresciute dopo la Seconda Guerra Mondiale, si tratta – si tratterebbe – di una novità preoccupante. La delusione stratificata nei confronti della politica, la rabbia sociale determinata dalla sua incapacità di parlare "con" i cittadini e "dei" cittadini, il sentimento anti-casta starebbero soverchiando i valori su cui si è fondata la Repubblica. Ma non basta. A leggere con attenzione il report dell'istituto guidato da Nando Pagnoncelli, si scoprono nel nostro Paese fenomeni ancor più ampi e profondi di iper-individualismo e di iper-familismo: gli italiani mostrano oggi una radicale sfiducia nei confronti di tutto ciò che esula da se stessi e dal proprio guscio familiare.
E se non sorprende che la fiducia complessiva nelle istituzioni si sia ridotta al 21%, contro il 33% del 2004, colpisce invece che solo il 37% degli italiani oggi dichiari di avere fiducia negli altri (contro il 46% del 2004). In questo fenomeno di ripiegamento "difensivo", ha naturalmente un ruolo determinante (in negativo) la classe dirigente: solo il 14% ritiene che sia di esempio per rafforzare il senso civico della nostra gente.
Di fronte a questi dati, chiunque si occupi della cosa pubblica oggi in Italia o voglia farlo in futuro dovrebbe chiedersi seriamente chi e cosa sta rappresentando: se rappresenta interessi collettivi o squisitamente individuali, se risponde alle istanze dei cittadini o si limita ad elaborare proprie teorie sganciate dalla realtà.
E dovrebbe considerare l'incontro con i cittadini, con le imprese, con le organizzazioni di rappresentanza come la missione fondamentale del suo agire quotidiano (non solo in campagna elettorale). Per tornare ad ascoltare il "respiro del Paese".
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