sabato 17 gennaio 2015
Se ne parla altrove, ma da ieri basterebbero le identiche aperture di “Avvenire” e “Osservatore”: «Libertà e rispetto»! Rispetto senza libertà è schiavitù, libertà senza rispetto è dissolutezza anarchica. Qui due pensieri. “Porgi l'altra guancia” non c'entra: vale per le offese personali, non le violenze contro altri, e pignoleria aggiungerebbe che le guance sono due, la mamma una sola: mamma uno e mamma due per ora non è realtà. C'è altro, con sorprese opposte. Giuliano Ferrara (“Il Foglio”, p. 1) coglie l'occasione per ironizzare sull'«irenismo» del Papa, ma per farlo si arrampica sugli specchi dei suoi malintesi sul passato e sul presente più o meno furbo, insistendo per principio sempre sul pregiudizio inculcatogli da nostalgie che confondono papato e monarchia temporale sacralizzata. Coppia inattesa con Daniele Luttazzi (“Il Fatto”, p. 22), “comico” un tempo celebre – grazie a un pasto alla Cambronne – che esalta la «critica» alla fede. Per lui fin dal titolo «Il problema non è la satira, ma chi ancora si offende». E così confonde “critica” con “insulto”: dirsi non d'accordo con chi è ateo o con chi è credente è critica, e dirlo per ciò stesso imbecille è insulto e offesa. Non capirlo è grave. Vale anche per Stefano Rodotà – «Ma il diritto alla libertà non conosce limiti» (“Repubblica”, p. 31) – che rievoca resistenze «di fronte a regimi totalitari e autoritari», e poi ricorda la triade «libertà, fraternità e uguaglianza», per lui esclusive conquiste dell'illuminismo. Va bene, anche se l'origine autentica, anche biblica, risale a molto prima, vero? Lui però poi in tema enuncia la necessità di «ricerca di mezzi legittimi» e di «riflessione politica e culturale». Domanda: è “politica” e “cultura” legittima non la critica, bensì l'insulto ai sentimenti più intimi di milioni di cittadini?
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