martedì 12 aprile 2016
Sabato “Corsera” (pp. 1 e 6): «La Chiesa e il sesso. Quando Paolo disse: le donne stiano sottomesse ai loro mariti». Aldo Cazzullo confronta Amoris laetitia appena presentata alla stampa mondiale con testi cristiani del passato, da quello di Matteo in cui Gesù parla del carisma della eunukìa, celibato per il Regno dei cieli, a un Tertulliano carico di disprezzo della donna e della sessualità, poi san Girolamo, Dante nel lamento di Paolo e Francesca, e Agostino, e Girolamo e Crisostomo, concludendo con una battuta di Eco nel “Nome della Rosa”: «Cristo non rideva mai». A ogni citazione egli ne oppone una di Francesco in Amoris laetitia, evidentemente di un altro pianeta. A lui la cosa serve per esaltare «la grande innovazione» del documento di Francesco. Fa bene. Però leggi e un po' sorridi anche tu: Cazzullo pare scoprire oggi che la storia della cultura umana, anche nei testi cristiani, è da sempre presente con la sua identità complessa e spesso contraddittoria. E per esempio – per stare proprio a san Paolo – varrà la pena di ricordargli che egli parla anche di «sottomissione vicendevole» (Ef. 5). E di più: per lui quando la donna «profetizza nell'assemblea» deve coprirsi il capo perché in quel momento l'uomo, suo “capo” terreno, non conta e lei parla dando voce allo Spirito (I Cor. 11. 10). Dunque anche nella Scrittura c'è tutto, perché tutto è nella storia, tanto antifemminismo in testi greci antichi come Ipponatte, ma anche in illuministi moderni come Voltaire e in uomini vicinissimi a noi e non certo cristiani. Questo, ancora per esempio, illustre e laicissimo di una cultura anche politica tutta nostra: «Donna e cane se chiameno cor fischio. Si viè subbito beh! Sinnò so' botte». Contenti per la gioia dell'amore con papa Francesco, ma coscienti che la storia è stata, ed è, un cammino per tutti.
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