Leopardi «quotidiano», goloso di gelati e assediato dai pidocchi
mercoledì 22 ottobre 2014
Per un pipistrello il Paradiso è pieno di pipistrelli. Per un omosessuale anche gli altri sono omosessuali, così come un eterosessuale ipotizza che tutti siano eterosessuali. René de Ceccatty è uno scrittore omosessuale e ci tiene a documentarlo anche nel libro che Piero Gelli ha curato per Archinto, Amicizia e passione. Giacomo Leopardi a Napoli (pp. 288, euro 20). È comprensibile che Ceccatty abbia voluto indagare i rapporti tra Giacomo Leopardi e Antonio Ranieri, che convissero a Roma, Firenze e Napoli negli ultimi anni di vita del poeta, il quale morì a 39 anni nel 1837.Antonio Ranieri, di 8 anni minore di Giacomo, è tramandato come «bellissimo giovane»: si stenta crederlo dalla fotografia che lo ritrae ormai senatore del Regno (1882), corpulento, con un gran barbone bianco e un cappellaccio. Ceccatty, da intenditore, esclude che si sia trattato di un amore omosessuale: «Non è giusto parlare di omosessualità, senza esporsi ad accuse di anacronismo concettuale, oltre che sociale». Perché Giacomo, deluso dalla realtà che gli è ostile anche negli innamoramenti femminili, ormai «ha optato per l'irrealtà», per il sogno come estremo territorio dell'unica felicità possibile. Il poeta sceglie «per oggetto d'amore un uomo con cui è impensabile cedere al desiderio, un uomo per il quale neppure il desiderio possa nascere. Leopardi si situa di colpo, con Antonio, sul terreno pacifico e indolore del "sogno delizioso", proprio come con una donna amata, ma evitata».E le appassionate lettere di Giacomo ad Antonio, piene di «amami», «ti amo quanto si può amare» e di altre imbarazzanti espressioni? È un genere letterario tipico dell'epoca, che Leopardi usa anche quando scrive a Pietro Giordani, a Francesco Puccinotti (medico recanatese, coetaneo di Giacomo), a Pietro Brighenti, a Carlo Pepoli (librettista dei Puritani di Bellini e futuro sindaco di Bologna, al quale Giacomo dedicherà un Canto).Merito di Ceccatty è di restituire a Ranieri quel che è suo. Il giovanotto (che peraltro collezionava amicizie femminili – tanto che per l'attrice Maddalena Pelzet meditò perfino il suicidio, dissuaso dall'implorante Giacomo) gode di cattiva fama perché nel 1880 (cioè a oltre quarant'anni dai fatti) pubblicò Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, rivelando particolari anche igienici del poeta.Giacomo non si lavava (anche Fanny Targioni Tozzetti scriveva alle amiche che il poeta «puzzava»), che «non ha mai fatto uso di rasoio, non avendo mai avuto un pelo sul mento», che era ghiottissimo di gelati, sorbetti, caffè e di tutti i cibi sconsigliati dai medici, e per di più era affetto da una terribile ftiriasi (infestazione da pidocchi). Particolari, sembra, riportati per dissipare ogni dubbio sull'eventuale intimità tra i due amici.E dobbiamo a Ranieri, autore di rispettabili opere storiche, deputato al Parlamento italiano dal 1861 al 1881 e poi – come detto – senatore, se conosciamo tutto di Leopardi, perché fu Ranieri a pubblicare, postumi, gli scritti del poeta, come Verlaine fece con Rimbaud (ma in quel caso intimità ci fu). E fu ancora Ranieri a trovare degna sepoltura a Giacomo, evitando che finisse nella fossa comune dei napoletani morti di colera, mentre da Recanati nessuno si mosse: non Monaldo, geloso del genio del figlio, natogli quando aveva 22 anni; non la gelida madre; non l'aitante fratello Carlo; la sorella di Giacomo, l'amata Paolina, si recherà sulla tomba del poeta solo trent'anni dopo.Implacabile detrattore di Leopardi fu Niccolò Tommaseo, che lo derise nel suo Dizionario alla voce «procombere», usata da Giacomo nella canzone All'Italia, e che dopo la morte del poeta scrisse: «Esser vorresti uccello? Siam lì, sei pipistrello!». E così siamo tornati al pipistrello da cui eravamo partiti.
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