giovedì 26 ottobre 2017
Le politiche pubbliche, almeno quelle che vogliano essere buone e virtuose, seguono un itinerario procedurale che è all'incirca lo stesso in tutti i settori. All'inizio abbiamo una discussione culturale, la sedimentazione di un'idea, una prospettiva, un orientamento. In un secondo momento interviene la decisione "politica", che spesso, in un ordinamento fortemente legificato come il nostro, prende la forma della disposizione contenuta in una legge o in un atto equiparato. Successivamente si apre la fase dell'interpretazione e dell'applicazione, spesso preceduta dall'attuazione attraverso fonti secondarie (regolamenti, circolari cosiddette normative). Infine, abbiamo la quarta fase: una buona politica pubblica deve essere accompagnata da un monitoraggio dell'impatto e degli effetti, che consenta, eventualmente, di riaprire una discussione culturale, così riattivandosi il percorso sinteticamente descritto. Un esempio di raccordo tra diverse istituzioni interessate (in particolare tra legislatore e Csm) nell'attuazione di una politica pubblica viene dalla risoluzione approvata ieri dal Csm, dedicata ai criteri per la selezione dei consulenti nei procedimenti sulla responsabilità sanitaria. Il legislatore, con la legge 24 del 2017, ha fatto la sua parte, imponendo la revisione degli albi dei periti e dei consulenti nominabili nei procedimenti di responsabilità sanitaria, prevedendo altresì che venga indicata, per ciascuno di essi, l'esperienza professionale maturata, con particolare riferimento al numero e alla tipologia degli incarichi conferiti e di quelli revocati. Aldilà delle espressioni tecniche, ciò significa, in prospettiva, dare la possibilità ai magistrati di avvalersi di ausiliari sempre più qualificati come garanzia per il giudice di potere svolgere effettivamente il compito di peritus peritorum e come garanzia per tutte le parti del processo, a cominciare dalla parte offesa. Il Csm ha ripreso con tempestività l'input legislativo, raccordandosi con la Federazione nazionale degli Ordini dei medici e con il Consiglio nazionale forense nella direzione della stipulazione, ormai prossima, di protocolli d'intesa volti a indicare i criteri organizzativi e metodologici cui ispirarsi nel procedimento di revisione dei vecchi albi: è un diritto morbido (soft law), che rafforza la capacità di orientare e persuadere attraverso la collaborazione istituzionale tra soggetti pubblici accomunati da una volontà condivisa di prendere sul serio l'innovazione legislativa. Si tratta di un inizio cui dovranno seguire atti esecutivi e applicazioni in altri settori, anche fuori dalla responsabilità sanitaria, e che potrebbe essere letto come esempio di collaborazione tra istituzioni, stando ciascuno al proprio posto.
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