Le voci in politica? Come le sirene di Ulisse per chi vota
sabato 19 gennaio 2013
Una piazzetta nel centro della vecchia Torino. Due anziani seduti sulla panchina appena fuori della porta del bar, un angolo di verde di qualche metro quadrato arricchito da una falce di sole che ha trovato spazio fra le case attorno. Una macchina targata Roma si ferma, ne scende una persona che chiede una indicazione usando il dialetto locale. I due si guardano: «A'l'è mund! En ruman ca parla piemonteis»! Che mondo, un romano che parla piemontese. Ma... continuò uno, è tutto cambiato, la gente, le macchine, le strade. «La politica, rispondel'altro. Già, hai visto i 250 simboli elettorali? Sì ma quelli erano sul giornale dell'altro ieri. Lo so ma il giornale me lo passa il cameriere del bar due giorni dopo. Per me va bene. Tanto se le disgrazie si conoscono qualche giorno dopo si dorme meglio la notte.Allora sai già cosa voterai? No. Una confusione di colori, di scritte, e tu cosa fai? Io? Vado in montagna nella mia casetta a vedere al mattino presto i caprioli che portano i piccoli a bere. Hai mai visto un camoscio quando si ferma improvvisamente davanti e ti guarda fermo negli occhi con un atteggiamento di sfida? Allora non ti muovi, aspetti quasi una parola e quando se ne va a grandi salti pensi sia stato un sogno. Questa è vita.– Lo credi, ma le tasse sulla casa, le leggi sulla caccia, la manutenzione della strada che ti porta fino lassù, l'attenzione ai boschi non sono anche loro casa tua? Se non dai il tuo pensiero e il tuo voto almeno per ciò che ti interessa personalmente, dopo non avrai più il diritto di discutere, di dire la tua opinione sul modo di governare, di fare critica. Ti sarai chiuso la bocca da solo.– Dici bene, ma non so a chi dare fiducia, si spiegano così male. Tutti parlano di libertà, di scendere con le tasse senza spiegare dove lo Stato troverà le risorse per sostituire questa entrata. Ogni logo vuole essere l'unico a rappresentare maggiore giustizia, equità, rispetto per le libertà, difesa dei più poveri. I programmi che vengono dati dalla televisione non sono sempre comprensibili alla gente semplice perché distratti dalle capacità istrioniche di chi presenta se stesso a quella folla che egli immagina stia ad ascoltare.Lo so, ma certe volte è noioso e difficile capire un linguaggio, diciamo, da professore dove i fatti vengono presentati con voce pacata, ma spesso troppo uniforme. In fondo a noi italiani piace l'atteggiamento da capitano, la voce forte, capace di dare un senso di verità anche quando è utile per nascondere il desiderio di potere. Bisogna uscire a decidere e ragionare da sé.Questo doveva essere il discorso tra i due anziani sulla panchina di Torino. Risalendo in macchina mi sembrò di sentire che uno diceva all'altro di ricordare Ulisse quando chiese di essere legato all'albero della nave per decidere della rotta da sé stesso, senza ascoltare le voci delle sirene mentre passava davanti alla loro isola.
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