martedì 1 agosto 2017
Peter va in giro con una borsa di plastica. È un esperto nell'ambito dell'informatica, disoccupato da anni, padre di un figlio e liberiano per una serie di circostanze. Ha deciso di mettere le sue scarpe in vendita. Per questo si sposta con una borsa colorata che le nascondono agli occhi della gente. Peter pensa di ricavare dalle scarpe qualche soldo per sfamare la famiglia per un paio di giorni in più. Le scarpe di Peter hanno camminato per anni e ora, prima di essere definitivamente disfatte dalle strade percorse, sono messe in vendita ambulante. Sono scarpe migranti che si sono avventurate per l'Africa Occidentale finché era riconosciuta la libertà per le scarpe di muoversi dove meglio credevano. Scarpe comuni da esodo improvvisato nella polvere di sabbia.
Macron, lui, presidente di casa all'Eliseo, non metterà mai le scarpe in vendita. Sono scarpe fini, da città, scarpe presidenziali. Scarpe nere di marca Weston modello Richelieu. Preferisce vendere i migranti “economici” nei campi di addestramento umanitario lontano dagli occhi dell'Europa. Porta un completo blu, scarpe nere e camicie bianche o azzurre. Non ha camminato nel deserto e neppure immaginato che il suo orologio Cartier modello Tank non sia regolato sul tempo dei migranti da tenere a bada. La migrazione scelta, assistita e infine rifiutata per intima coerenza con i valori della République che si fonda su libertà, fraternità e soprattutto uguaglianza. Questo aveva imparato a scuola, Macron, e anche questo la Francia aveva esportato per decenni.
Peter va in giro con le scarpe in vendita. Scarpe commerciali, usate, di cuoio imitato, di fattura cinese e truccate da marca italiana. Il colore ambiguo, segnato dalle frontiere e dalle stagioni di chi ha viaggiato cercando orizzonti differenti. Comuni scarpe in vendita per la moglie avoriana e il figlio di undici mesi concepito e nato nel Niger dei prossimi campi di detenzione migrante. Saranno beninteso gestiti secondo gli standard umanitari di cui le politiche europee hanno offerto ampie e documentate prove. Un paio di scarpe di inconfondibile stile saheliano da esportazione. Peter è informatico ma si adatta a fare il muratore.
Macron mette d'accordo la Libia, farà sparire i migranti economici, conferma il parcheggio a pagamento di Ventimiglia e propone di costruire centri professionali per apprendisti coltivatori di sabbia. Il suo paio di scarpe modello Richelieu esprimono stile, finezza, confort e robustezza. Tutto quanto si può chiedere a un Presidente che passa con disinvoltura dai Campi Elisi alla torre Eiffel con l'americano Trump che per i migranti propone muri e divieti. A ognuno le sue scarpe. Quelle di Macron non sono, almeno per ora, in vendita. Ciò che si vende è la storia coloniale, che continua con altri mezzi.
In Francia si stimano per quest'anno 89 milioni di turisti. Si tratta di altri migranti economici che invece di campi trovano alberghi di classe e champagne. Ad ognuno le sue scarpe. Macron ha le sue, Weston modello Richelieu, cardinale di spicco a servizio del Re e fondatore dell'Accademia francese. La purezza della lingua passa per l'esclusione dei non desiderati, dei non meritevoli di futuro della Marsigliese dei figli della Patria. Il sangue è francese o non è, come per l'operazione Barhlkane, Serval o Sangaris, che hanno dato fiato alla ricolonizzazione del Sahel e dintorni. Le scarpe di Peter sono in vendita sulle strade di Niamey e un altro continuerà il loro cammino. Scarpe migranti di tutto il mondo unitevi. La rivoluzione comincia con le scarpe.
Niamey, luglio 2017
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