Le periferie ripartono. Con fantasia e coraggio
mercoledì 23 settembre 2020
Sembra così lontana quella stagione, esattamente la primavera, quando i paesi sembravano abitati da fantasmi: poche auto, quasi nessuno a piedi, tutti rinchiusi nel lockdown. «Ma noi andavamo nella vigna – mi dice un anziano vignaiolo del Monferrato –, non l'abbiamo mai accudita così bene, si vede no?». E difatti le colline che vanno verso l'alto del paese hanno una pettinatura quasi perfetta. Entro nel borgo di Cellamonte e le case sono costruite tutte in tufo con la pietra chiara del cantone. Qui il negozio di "commestibili" sorto a inizio Novecento è la Salumeria di Enrico e Clelia Francia: porte di legno che danno su una piazzetta dove campeggia un'insegna antica con la scritta "Pane, Biscotti e Fantasia". Sorride l'anziano titolare, che continua a stagionare dei salumi inenarrabili (il top qui si chiama Muletta), curati come una vigna proprio nei mesi del lockdown. Poco più avanti dei giovani hanno aperto la vineria "365" dove, sulla lavagnetta, hanno scritto «Non ci si annoia mai». Che dire, m'ha fatto una piacevole impressione, all'inizio dell'autunno, vedere che questi locali hanno riaperto, riattivando la relazione fra la gente che viene apposta. E così a Vignale Monferrato e a Rosignano. Ma chi si cura di queste piccole realtà, che di fatto rimettono in moto il turismo? L'ente più prossimo è il Comune, ma a seguire ci sono le Camere di Commercio. Presenze vitali, che hanno accompagnato la ripartenza. Eppure, si scopre che questi corpi intermedi, che entro il 14 ottobre dovrebbero perfezionare i loro accorpamenti (riducendosi a 60) dopo 4 anni dal decreto legislativo che avviò la riforma Madia, sono ancora in stallo. Pd e Lega hanno presentato emendamenti che di fatto farebbero slittare, o forse saltare, quello che era previsto nel Decreto di agosto e che fra poche settimane dovrebbe compiersi. Perché si vuole lasciare nell'incertezza amministrativa i corpi intermedi, che di fatto attuano la politica di prossimità vicino alle imprese? In questi giorni ad Asti si celebra la Douja d'Or, motore di quell'economia del vino che permette di far vivere un'esperienza turistica sul territorio. L'hanno voluta a gran voce, questa manifestazione, perché settembre ad Asti senza il Palio o il festival delle sagre non era più tale. È stato un segno di ripartenza e la Camera di Commercio ha fatto da capofila, ma così è accaduto un po' ovunque dove sono stati messi su un piedistallo i valori dei territori. Che l'amministrazione centrale sembra non voler vedere; mentre l'amministrazione capillare resta ancora nelle mani di chi ascolta, decide, e continua a tener vive le belle tradizioni.
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