sabato 15 maggio 2021
Giorni fa ascoltando l'apertura della Conferenza sul futuro dell'Europa a Strasburgo, mi sono ricordata di quelle due lacrime che vidi scendere dagli occhi di mio padre Alcide mentre aveva in mano il telefono: la sua voce aveva per la prima volta il tono dell'impotenza, di non avere la possibilità politica per salvare il progetto dell'Unità Europea. Quattrocento cinquanta milioni di europei, senza frontiere che non trovano ancora un equilibrio affinché la loro unità possa mantenere le diversità, ma sia certa e solida nel confronto del resto del mondo. Si parla nelle loro riunioni del mondo futuro, ma i giovani ai quali questo appartiene non sono presenti. E molte mi sono sembrate le domande alle quali, nei prossimi giorni, qualcuno dovrà rispondere. Si parlava, ai tempi di Schuman, di preparare un esercito europeo. Oggi pare che nell'insieme ci sia uno spreco di spese militari quattro volte più dei Russi. Qualcuno chiedeva anche a se stesso: cosa fa l'Europa per altri paesi, Cina e Russia? Il programma proposto era quello di lavorare più uniti nella diversità, ascoltare tutte le voci e trovare il modo di consultare i cittadini dell'Unione Europea con videoconferenze coinvolgendo soprattutto i giovani che per ora non si sentono partecipi
di questa costruzione europea. Le politiche dei vari Stati sono per loro solo un'occasione per fare dei viaggi, del rumore, della violenza, non è certo risultato di amore di patria o di speranza di unità. Chi darà loro in mano la bandiera dell'unità, chi insegnerà loro ad affrontare la fatica, la pena, ma anche l'interesse di lavorare uniti dimenticando l'egoismo e la prepotenza ? Chi insegnerà loro il sapore della cooperazione condivisa e ricercata? Parlare di loro senza di loro tutti accetteremo le leggi della vera pace, della reale collaborazione? È di certo un errore. Come di certo non abbiamo sempre donato né grandi esempi di collaborazione e di pace in altre parti del mondo. Anche il più vicino, come il Medio Oriente, dove ci si uccide quasi solo per amore alla stessa terra secondo la vanità e la prepotenza dei governanti. Ora anche nella terra dove aveva trovato vita Nostro Signore ci si uccide per avere qualche metro in più dell'altro. Dà davvero da pensare il destino di un popolo che era stato benedetto nei secoli e scelto per amore del cielo, ora viva con le armi sotto il cuscino per difendere in ogni ora quei pochi chilometri di terra cui avevano dato fino dall'antichità il nome di Terra Santa. Tutti dobbiamo accettare le regole della giustizia e della collaborazione, della comprensione delle necessità del popolo vicino, del loro ricordo di una forse maggiore potenza che il tempo ha loro tolto.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: