Le lacrime delle nuvole per l'umanità dolente
sabato 17 luglio 2021
«Piove terri-bilmente e fa freddo quasi fosse inverno».
«Ma come, qui c'è il sole e fa un gran caldo! Vorrei un po' di vento fresco».
«Pensa che dove mi hanno messo questa mattina il vento fa girare le grandi nuvole piene d'acqua che ancora non hanno deciso dove gettarsi. Vedo la gente di sotto che ignara è uscita senza ombrello. Fra poco manderò giù un acquazzone terribile e mi divertirò a veder correre chi ha già i capelli bagnati!».
«Allora sei senza carità! C'è chi l'ombrello non lo possiede, chi non ha, come nelle vostre tempeste, soldi per comperarne uno nuovo o non ha memoria e non lo porta con sé, chi ha tanti anni e lo ha perduto... e vorrei vedere te in certe occasioni!».
«Tu che stai in alto sopra i cieli e guardi con superbia chi deve ogni giorno fare i conti con noi che possiamo decidere del loro destino, non ti pare di essere poco gentile, poco giusto, molto ignorante?».
«E tu cosa credi di essere quando tieni le mie nuvole lontane e fai bruciare la terra? Gli uomini vivono per l'esistenza del mio calore, ma possono anche morire se non sanno ottenere qualche nuvola d'acqua – per la loro sete, per la fame, per la serenità del loro sonno».
«Noi siamo portate da un vento che non conosciamo, qualcosa che i nostri uomini che vivono sulla terra cercano di scoprire e di capire. Adesso sembra che abbiamo la possibilità di fare dei capricci nuovi, sconosciuti: rompiamo porte a vetri, case di legno leggero, rovesciamo macchine e soffitti, creiamo un vero disastro, ma questa volta assieme a voi, non solo per la nostra forza e volontà».
«Sì, però i raggi del sole non distruggono da soli, noi diamo la possibilità di ricostruire. E poi scusa, che fretta hai, non lo sai che ci sono bambini che hanno freddo e altri che non hanno vestiti sufficienti?».
«Sì lo so, ma una forza grigia mi spinge giù e mi toglie il respiro e lo getta sulla terra! Oddio! Devo andare, devo andare» (e l'acqua veloce, accompagnata dal tuono, nascose i colori alle case, alla terra, ai giardini, agli uomini che fuggivano veloci).
Le nuvole rosa quasi piangevano a vedere tanto disastro: i campi allagati, le piante divelte, il grano disteso a terra, la frutta che sbatteva contro i rami più duri. Aveva le lacrime agli occhi, la nuvola rosa, è ma non le era permesso piangere , lei doveva portare gioia, serenità, luce.
E questo a volte succede anche a noi quando un dolore ha colpito la nostra casa, ma abbiamo il dovere di mantenere vivo il sorriso per chi conta sulla nostra forza, sulla verità del nostro credo di cui avevamo altre volte parlato, su quel respiro coraggioso che ci rende bello il mondo.
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