Le «Cantate per il Santo Sepolcro» Con Zelenka lacrime come preghiere
domenica 25 marzo 2012
Le coordinate spazio-temporali sono quelle delle più importanti capitali dell'arte e della cultura mitteleuropea di inizio Settecento; la scenografia (spirituale) è quella dei grandi riti liturgici della Settimana Santa, mentre il palco (ideale) è quello delle "cappelle della reposizione" (i Sepolcri), che durante il Triduo pasquale custodivano il Pane Eucaristico; la colonna sonora (pregevole e raffinata) è infine quella realizzata da un autore che ha vissuto da protagonista la vita musicale della prima metà del XVIII secolo, Jan Dismas Zelenka (1679-1745).Attivo fra Praga, Vienna e Dresda (dove rivestì la carica di «compositore della Cappella della Corte Reale» ruolo ambito anche dal sommo Bach), il maestro ceco si è soprattutto distinto per le frequenti e pregevoli incursioni nel repertorio di carattere sacro, e il disco dedicato al suo ciclo delle Cantate per il Santo Sepolcro mette in luce l'alto profilo di un percorso creativo qui ricostruito attraverso tre lavori concepiti in tempi diversi: Immisit Dominus pestilentiam (1709), Attendite et videte (1712) e Deus, dux fortissime (1716).Si tratta di un progetto incentrato appunto sulla «Musica ad Sepulchrum Domini», scritta per accompagnare le celebrazioni penitenziali antecedenti la Santa Pasqua, portata a nuova luce dall'ensemble strumentale Collegium Marianum e da una nutrita schiera di cantanti solisti diretti da Jana Semerádová (cd pubblicato da Supraphon e distribuito da Sound and Music).L'eleganza plastica dello stile musicale di Zelenka viene qui modellata sulla struttura formale tipica della cantata barocca e permette all'autore di sfoggiare uno straordinario magistero contrappuntistico (come testimoniano i numerosi episodi corali); ma il valore aggiunto impresso nel profondo di queste pagine risiede nell'immediatezza espressiva di melodie di disarmante bellezza e intensità, come il dolente duetto Ave crucis, ave lignum o la commovente aria Orate pro me, lacrimae, vero e proprio baricentro emotivo della prima Cantata, dove il soprano dà voce a una domanda di misericordia che riscatti la condizione umana dagli abissi delle proprie colpe: «Pregate per me, lacrime, testimoni di un'anima sofferente; piangete nella profondità del cuore per i peccati commessi».
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