giovedì 1 febbraio 2018
All'inizio di gennaio, durante le ferie, sono andato in Cina in compagnia d'alcuni amici e colleghi che insegnano letteratura latina e greca e storia della filosofia, per visitare un'accademia sita in un luogo remotissimo di quelle plaghe d'Oriente. Di quest'istituto ero già stato ampiamente ragguagliato, avendo anche letto non poco su di esso: fondato da un professore di Taiwan - il quale sostiene che la società odierna non può migliorarsi se i giovani non vengano formati a buoni e onesti studi, per ricavarne migliori costumi e rinsaldare le proprie virtù, le quali sarebbero sufficienti a sé stesse per una vita giusta e felice - è attualmente composto da centocinquanta giovani di differenti età; questi, praticando vita comune, s'applicano con diligenza agli studi letterari, s'infiammano mirando alla saggezza, imparano a memoria innumerevoli pagine d'illustri autori e - incredibile a dirsi - anche intere opere antiche, delle quali discutono con notevole perizia, meditando e riflettendo con profondità sui contenuti; né soltanto apprendono alla perfezione le opere confuciane e taoiste, sfogliandone giorno e notte le pagine, ma anche i classici della letteratura indiana composti in sanscrito e - ciò che desterà maggiormente la vostra ammirazione, cari lettori - anche le principali opere latine e greche. Son soliti svegliarsi all'alba, anzi, a dire il vero, ancor prima del sorgere del sole; in primo luogo praticano attività fisica, non tuttavia come i nostri conterranei, che mirano al solo vigore di muscoli, ossa e cuore, trascurando quasi del tutto quello dell'anima: essi, al contrario, che aspirano a 'un animo forte, affrancato dall'angoscia della morte / che possa affrontare qualsivoglia fatica, che non conosca ira, che non brami alcunché / e che anteponga le cure e le inumane fatiche d'Ercole ai piaceri venerei, alle cene sontuose e alla piuma di Sardanapalo' (Iuv. Sat. 10, 357-362), imparano a governare gl'istinti di natura: rimangono infatti immobili al freddo per quasi mezz'ora, come imitassero Socrate, che narrano fosse rimasto nella medesima posizione, dall'alba a mezzogiorno, nella gelida neve, essendogli occorsa una qualche meditazione. Fanno colazione alle cinque di mattina; alle sei (che i Romani solevano chiamare 'ora prima') danno inizio allo studio delle lettere e della filosofia: e - buon Dio! - con quanto fervore, quanto zelo, quanto entusiasmo sviscerano quelle arcane massime dei grandi saggi e se le imprimono nel cuore! Certo che giocano anche, e si danno ad attività più leggere e divertenti, come tutt'i giovani: ma lo fanno in quel lasso di tempo in cui si distendono dallo studio più serio; e quando vengono istruiti, quanta solennità anche da parte di ragazzini di dieci anni! Con quanto ardore d'animo ci sollecitavano, ci pregavano, anzi reclamavano affinché insegnassimo loro carmi d'Orazio o brani d'Omero, che memorizzavano immediatamente con incredibile sagacia! In questi ultimi giorni siamo tutti venuti a sapere di quel bambino cinese che ogni giorno,percorrendo lunghi tragitti, giunge in tempo a scuola, tra le peggiori intemperie, coi capelli incrostati di ghiaccio. E vedendo coi miei occhi i giovani dell'Accademia 'Wenli', ho cominciato a nutrire la speranza che la carità umana nutrita da studi possa tornare a nuova vita. Forse che questa luce dall'oriente illuminerà anche noi?
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