domenica 21 ottobre 2012
In un certo senso avevano ragione Aldous Huxley, nel 1932, con il suo "Mondo Nuovo" fatto di "Alfa", "Beta" e "Gamma", cioè di uomini in provetta classificati per qualità preordinate, che anticipava di quasi un secolo i temi della riproduzione artificiale, dell'eugenetica e del controllo mentale, e l'austriaco Alexander Mitscherlich, sociologo, che negli scorsi Anni Sessanta intitolava la sua opera più famosa "Verso una società senza padri". Cose di cui oggi si parla quasi ogni giorno anche in relazione alla questione omosessuale. L'Espresso (numero del 18 ottobre) riferisce, per fortuna con un po' d'ironia. che, secondo Aarathi Prasad, biologa dei mammiferi, «il maschio non serve più: ci si può riprodurre senza sesso né padri», giocando con i gameti. Un suo libro s'intitola in modo significativo "Come una vergine" e concorda con il lavoro di una sociologa e giornalista americana – Hanna Rosin – autrice di "La fine degli uomini". La tesi di costei è «non che il genere maschile sia prossimo all'estinzione», ma «è in una fase di gravissima debolezza contro un sesso femminile sempre più agguerrito e vincente». Come spesso accade, questa specie di "scienziati" pesca roba vecchia finita in soffitta e la spaccia come nuova. Per esempio, gli antichi Greci conoscevano le Amazzoni, che uccidevano i figli maschi o li destinavano alla schiavitù, servendosi degli uomini solamente per la riproduzione (in ogni caso rischiosa per chi nasceva potenzialmente padre). Oggi, a guardar bene le cose, anche la citata questione omosessuale (sia maschile che femminile) sembra avere non poche coincidenze con la mitologia ellenica e con il vecchio femminismo ultrasessantottesco. Di nuovo hanno solamente l'apparenza, almeno, di essere una continuazione o uno sviluppo del "gioco delle coppie", di cui alla precedente puntata di questa rubrica.PIETÀ L'È MORTAMuore di cancro un'attrice olandese divenuta stella hollywoodiana per alcuni film tra i più erotici («pornosoft», li qualifica il Corriere della sera, venerdì 19) e i quotidiani la trasformano in una eroina mitologica. «Addio eterna Emmanuelle» titola Il Messaggero, «Il James Bond del porno soft» (Il Giornale), «culto erotico del cinema» (Il Tempo), «conturbante e maledetta» (Libero), «sexy star irripetibile» (Il manifesto, dimenticandosi di essere un "quotidiano comunista"). Aveva solo 60 anni, ma era «dipendente da varie droghe» (l'Unità) come aveva confessato in "Nuda", la sua autobiografia. Non capisco questa canonizzazione pagana e laicista di una povera donna ricca di soldi, di vizi e di solitudine. Un po' di silenziosa carità sarebbe stata meglio di questo chiassoso e funebre trionfalismo. Ma anche pietà l'è morta.ANGELI E JENESul Corriere della sera (giovedì 11) una vignetta di Giannelli imita l'Annunciazione del Beato Angelico. Ma l'arcangelo Gabriele dice alla Vergine: «Mi manda Marchionne, sarai la madre di suo figlio…». Forse il Corriere si è scambiato per un angelo.Su La Stampa (martedì 16) una "preghiera" di Jena comincia così: «Partito nostro che sei nei cieli…» e finisce «… ma liberaci da D'Alema». Le jene non rispettano nemmeno Nostro Signore: forse perché, come si sa, girano di notte e mangiano i cadaveri (per favore, nessuna allusione).
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