mercoledì 31 marzo 2010
Esaurita la prima edizione del 1996, la Jaca Book ha giustamente ristampato un volume raccomandabile sia per l'autrice, sia per il soggetto: si tratta della Storia di una scrittrice medievale. Cristina da Pizzano (pagine 218, euro 19) che Régine Pernoud originariamente pubblicò da Calman-Lévy nel 1982.
Affascinantissimo personaggio la nostra Cristina, nostra perché nata a Venezia nel 1435, anche se soggiornò sempre in Francia, dove morì nel 1430 circa. Giovanissima si era trasferita a Parigi con il padre, Tommaso, astrologo e medico di Carlo V il Saggio. Sposa a quindici anni di Étienne de Castel, giovane notaio di belle speranze, rimase vedova a venticinque, con tre figli. Si trovò in ristrettezze, anche perché il padre, che non aveva saputo prevedere la morte del Re, anzi, ne aveva diagnosticato la guarigione alla vigilia del trapasso, cadde in disgrazia.
Cristina si rifugiò nella poesia, dapprima componendo strofe elegiache, poi diventando scrittrice di corte, con il culmine nel Livre des Fais et Bonnes Meurs du Sage Roy Charles V (1404), biografia in prosa commissionatale dagli eredi.
Di grande impatto e audacia la polemica con Jean de Meung, che si era permesso di continuare il Roman de la Rose in chiave misogina e volgare. Forse questo intelligente femminismo del '400 ha colpito l'attrice Stefania Sandrelli che si è cimentata come regista del lungometraggio Christine Cristina, rispettosamente accolto al Festival internazionale del cinema di Roma, nell'autunno scorso.
La consumata esperienza di Régine Pernoud guida sapientemente il lettore negli intrighi della Francia dell'epoca, in rivalità e conflitto con l'Inghilterra, e con il papato slogato tra Avignone e Roma.
Dell'immensa produzione letteraria di Cristina, mi piace ricordare soprattutto l'autobiografia spirituale Avision Christine (1405), in cui la poetessa incontra la Dama Opinione, «grande ombra femminile senza corpo», che così si presenta: «Io sono fondata su ciò che la fantasia attribuisce all'uomo, sia in bene che in male; spesso emetto falsi giudizi e dico che una cosa è buona quando invece è cattiva, e viceversa. E perciò spesso accade che io faccia odiare e amare senza motivo e diffamare senza averlo meritato». E Cristina conclude con questo severo giudizio sulla Dama Opinione: «Tu sei davvero figlia dell'ignoranza ed è a causa dell'ignoranza degli uomini che il mondo è governato più da te che dal sapere». Parole quanto mai attuali, a seicento anni da quando furono scritte.
Negli ultimi anni Cristina si ritirò a Poissy, nel monastero accanto alla figlia, e ruppe un decennale digiuno letterario per comporre le 67 strofe del poema dedicato a Giovanna d'Arco, sull'onda dell'entusiasmo per la liberazione di Orléans (1429). Cristina era probabilmente già morta quando la santa guerriera, personificazione del talento e del coraggio femminile sempre cantati dalla poetessa, fu condotta al rogo.
La lirica di Cristina forse più nota è Seulete sui, scritta nello sconforto della vedovanza, in versi anaforici che diamo in traduzione: «Sono sola, e sola voglio rimanere\ sola, mi ha lasciata il mio dolce amico;\ sola, senza compagno né maestro,\sola, triste e dolente,\ sola, languo sofferente,\ sola, smarrita come nessuna\ sola, senza più amico. \\ Sola, alla porta o alla finestra,\ sola, nascosta in un angolo,\ sola, mi nutro di lacrime,\ sola, dolente o quieta,\ sola, non c'è nulla di più triste\ sola, chiusa nella mia stanza,\ sola, senza più amico.\\ Sola, ovunque e in ogni luogo;\ sola, che io vada o che rimanga,\ sola, più di ogni altra creatura,\ sola, da tutti abbandonata,\ sola, duramente umiliata,\ sola, sovente tutta in lacrime,\ sola, senza più amico.\\ Prìncipi, iniziata è la mia pena:\ sono sola, minacciata dal dolore,\ sola, più nera del nero\ sola, senza più amico».
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