La Piazza dei Mestieri e il futuro dei giovani
mercoledì 2 febbraio 2022
Corre la settimana apertasi col 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco. Il quale firma, nel 1852, il primo contratto di apprendistato di un suo ragazzo. L'ho pensato dopo che Dario Odifreddi, presidente della Piazza dei Mestieri di Torino, ha reagito di fronte a coloro che han messo in discussione i sistemi di formazione dei giovani, come quello duale, considerati terreno di sfruttamento di padroni cattivi. La morte di un ragazzo di 18 anni, avvenuta mentre terminava un percorso di formazione in un'azienda di Udine, ha riacceso la miccia del discredito e della protesta. Va però detto – e "Avvenire" con un editoriale di Francesco Riccardi l'ha fatto subito – che questi percorsi duali e personalizzati sono preziosi, e vengono garantiti da un tutor dell'ente formativo e da uno dell'azienda, per cui non è vero che i ragazzi sono lasciati a se stessi. Bisogna esser certi che sia sempre così, non bocciare a prescindere l'alternanza scuola-lavoro. Proprio la Piazza dei Mestieri a Torino è un esempio speciale, nato non a caso in una città di lunghissima tradizione, dove don Bosco ha lasciato un segno. E anche Dario lo ha colto, nel momento in cui dice: «Chi opera nella formazione professionale ama i singoli volti di ogni ragazzo e non una generica categoria di giovani». È vero, mi viene da dire, dopo essere stato a cena nel ristorante della Piazza, salendo dal cortile di questo edificio in zona San Donato, dove altri giovani animano un birrificio con tanto di pub, frequentato da molti coetanei. Di fianco c'è il laboratorio di panetteria e di pasticceria, oppure quello dove si trasmette l'arte del cioccolato, che appartiene a questa città dove la maschera di Carnevale è Gianduia.
La Piazza mi ricorda ogni volta la casa, che può essere concepita come un dormitorio funzionale solo a chi la abita oppure come un posto accogliente, dove il senso della famiglia è per tutti quelli che la frequentano. Dario, Cristiana, Gianni, gli amici che hanno scommesso su questa bella realtà lo hanno fatto perché hanno ricevuto molto in termini umani, e questo è accaduto dentro al percorso della fede. Hanno rinunciato a carriere già avviate, per scommettere sull'educazione di giovani, altrimenti destinati davvero a se stessi. Invece questi amici imbastiscono relazioni con aziende e imprenditori per creare opportunità per i ragazzi che frequentano i corsi formativi. Come faceva don Bosco, con una tensione al lavoro ben fatto, dacché il ristorante della Piazza è uno dei migliori ristoranti della città, ma anche le birre ricevono premi internazionali. Sarà capace la politica di guardare quaggiù? E non tanto per elargire denari, quanto per regalare, e ce n'è bisogno, una visione di futuro, partendo proprio dalla sfida di realizzare il destino di un giovane.
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