La nuova Rotta di Enea, la visione di La Pira
martedì 8 febbraio 2022
Sarebbe certamente piaciuto a Giorgio La Pira il nuovo itinerario mediterraneo, ispirato al mito di Enea, che nei giorni scorsi il Consiglio d'Europa ha definitivamente inserito nella lista dei suoi percorsi culturali certificati. Si tratta di una rete di 45 "cammini", non solo "fisici", inaugurata 35 anni fa con quello di Santiago di Compostela, ai quali il Consiglio riconosce la capacità di promuovere cultura, storia e memorie europee condivise. Purché le loro caratteristiche si ispirino ai valori della democrazia e del rispetto dei diritti umani.
Il Consiglio d'Europa, com'è noto, con i suoi 50 membri è un'istituzione sovranazionale più ampia della Ue dei Ventisette e, come tale, coinvolge l'intero Vecchio Continente. Ecco perché diversi itinerari inseriti nell'elenco ufficiale toccano spesso uno o più Paesi extra-Ue. È il caso anche della "Rotta di Enea", che si diparte dalla turca Edremit, località marina a sud-est dell'antica Troia, per approdare, dopo 21 tappe in cinque Paesi mediterranei, sulla costa laziale presso quella Lavinium che l'eroe virgiliano, secondo la tradizione, avrebbe fondato per poi dare inizio alla storia di Roma.
La particolarità di questo percorso che La Pira apprezzerebbe è la presenza, accanto a Turchia, Grecia, Albania e Italia, della Tunisia: qui sorgono le rovine di Cartagine, dove la regina Didone cercò invano di far concludere il periplo di Enea, sposandolo. Il "sindaco santo" fiorentino si compiacerebbe, più che per il rispetto della trama leggendaria, per l'inserimento nel "tour" di una nazione della riva sud mediterranea. Lui che per primo, alla fine degli anni '50, promosse i celebri "dialoghi" tra i popoli rivieraschi del Mare di Mezzo, in nome della pace e della comprensione reciproca.
Aiuta a comprendere l'utilità di queste iniziative una citazione di quanto La Pira scrisse, nel 1968, al presidente dell'istituto di biologia umana dell'università di Tunisi: «L'uomo mediterraneo – la civiltà mediterranea, la spiritualità e la cultura mediterranea, che nel corso dei secoli si sono radicate lungo le sponde di questo grande lago di Tiberiade – ha ancora oggi (ed avrà ancora domani, nel corso dei secoli che verranno) una "funzione permanente" da svolgere per l'edificazione della storia nuova del mondo».
Lo sguardo visionario del "professorino" (nomignolo attribuito a lui, assieme a Fanfani, Dossetti e Lazzati, al tempo in cui si elaborava la nostra Costituzione) non avrebbe arricciato il naso, davanti al rischio che questi itinerari si risolvano per lo più in iniziative di promozione turistica. Tutto può e deve contribuire, nella sua impostazione, all'obiettivo di prevenire inimicizie e conflitti. Soprattutto quando un percorso riesce a cucire insieme sensibilità religiose e culture in apparenza lontane, come quella islamica arabo-ottomana con la cristiana cattolico-ortodossa.
Nel caso della "Rotta di Enea", per altro, il rischio di deragliamento appare remoto. La consegna ufficiale del riconoscimento europeo, svoltasi con particolare solennità presso la "Curia Iulia", nel cuore del Parco archeologico del Colosseo, ha posto le premesse affinché la "mission" del nuovo itinerario si compia con successo. L'associazione promotrice (sito: aeneasroute.org) ha raccolto adesioni di alto livello culturale in tutti i Paesi coinvolti, da parte di enti pubblici, musei, parchi naturali. Il sogno euromediterraneo di La Pira è un po' meno chimera.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI