La missione "paziente" di educare all'economia
sabato 23 maggio 2020
Economia e finanza, queste sconosciute dai nostri ragazzi. Lo rivelano i test PISA 2018 sulle competenze finanziarie dei 15enni italiani, messe a confronto con quelle dei coetanei dell'area Ocse: i risultati dei test in questa branca della conoscenza (resi noti due settimane fa) posizionano i nostri ragazzi in coda alla classifica dei Paesi avanzati, mostrando perfino un peggioramento rispetto all'ultima rilevazione del 2015. Anche in questo, come per molti altri aspetti della nostra vita sociale, i risultati dei 15enni italiani sono "figli" delle performances dei padri. Uno studio approfondito pubblicato da Banca d'Italia nel giugno 2018 pone gli adulti italiani al penultimo posto tra i "colleghi" dei Paesi del G20 per conoscenze in ambito economico-finanziario, con risultati migliori soltanto dell'Arabia Saudita. Ciò consente di individuare, accanto alle carenze in materia del nostro sistema scolastico, la seconda causa della scarsa dimestichezza dei nostri giovani con i numeri: il basso livello di conoscenze economiche esistenti all'interno delle nostre famiglie. La scarsa familiarità con i numeri è strettamente legata al basso livello medio di scolarizzazione degli italiani: in Italia il 47 per cento della popolazione adulta non supera il livello di educazione primaria (la scuola media inferiore), contro il 14 per cento in Germania e il 10 per cento nel Regno Unito e in Canada. Nel complesso siamo il Paese dell'Occidente in cui è più diffuso l'analfabetismo funzionale. Con conseguenze nefaste in termini di lettura di libri e giornali, qualità dell'opinione pubblica, tutela dei consumatori. Tre anni fa è stato istituito dal Governo italiano il "Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria", sono state definite una "Strategia" ed un "Programma" di intervento a livello nazionale. Sono segnali positivi di consapevolezza, che tuttavia non sembrano aver prodotto effetti di massa. La profondità delle radici di questo fenomeno richiederebbe infatti soluzioni ad amplissimo spettro, in grado di riposizionare l'intero sistema-Paese sulla "filiera futuro": incentivi individuali e investimenti collettivi per rafforzare in Italia domanda e offerta universitaria di competenze scientifiche e matematiche, rilancio di politiche industriali modello "Industria 4.0" per supportare l'innovazione nel nostro sistema produttivo, campagne di alfabetizzazione di massa per promuovere la diffusione delle competenze economiche tra gli italiani. Cambiare la direzione di marcia di un'intera società è missione improba, estremamente lunga e faticosa, che presenta però un "vantaggio": nell'era dell'istantaneo e dell'effimero, impone a tutti la pazienza di iniziare dalle fondamenta.
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@FFDelzio
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