La liturgia ci offre un prato fiorito per l'ultimo giorno
sabato 20 gennaio 2018
Che freddo faceva ieri ai piedi del colle Palatino dove la polvere sollevata dal selciato sconnesso della strada toglieva il respiro. Un gruppo di gente, vestita di scuro attendeva l'arrivo del funerale di un amico, davanti alla Chiesa di S. Teodoro Tirone. È strano come non riusciamo ad accettare la nostra fine come una cosa di cui dovremmo avere tranquilla conoscenza e rispetto fino dai primi giorni della nostra vita. Si evita di parlarne o lo si fa in fretta quasi non ci riguardasse personalmente, come qualcosa di oscuro e di lontano ed anche di fronte a un ammalato grave lo si inganna dicendo che guarirà. L'insicurezza del luogo, la promessa di Gesù sulla terra così poco descritta per la nostra modesta capacità di comprendere un futuro tanto diverso dal nostro, ci obbliga anche all'ultimo momento a non chiedere quelle spiegazioni che nessuno ci potrebbe offrire.. «Papà mi verrà incontro?» mi chiese la mia giovane sorella mentre così debole perdeva la sua vita. «Sì, stai tranquilla verrà», risposi e come avrebbe potuto non farlo dopo averla tenuta in braccio da piccola, seguita poi negli studi e infine con generosità accompagnata nell'istituto di suore che lei aveva scelto?
Ieri, uno vicino all'altro, vestiti di nero, abbiamo sceso le scale come un'ondata oscura, fino al muro ricurvo che separa la chiesa dalle ultime rovine del Foro romano e del Palatino. Ci trovammo in una costruzione rotonda, difficile per suoi rifacimenti datarne la nascita, ma certamente eretta lungo le vie di comunicazione che si irradiavano dai porti del Tevere verso il centro della città. Gli archeologi attorno alla chiesa hanno trovato fondamenta appartenenti a costruzioni del IV-V secolo d.C... Ma chi era san Teodoro? Originario dell'Oriente, entrò a far parte dell'esercito romano mentre era in viaggio con la sua legione verso Emasea, nel IV secolo. Secondo editti emessi a quell'epoca, tutti i soldati venivano obbligati all'offerta di sacrifici agli dèi. Teodoro si rifiutò e si adoperò per bruciare alcuni templi lungo il fiume Iris. Gettato in prigione venne poi condannato al rogo. La prima traccia della venerazione del martire in Occidente è l'immagine di un mosaico proveniente da un arco che ora si trova nella basilica di S. Cosma e Damiano al Foro romano. A Teodoro furono dedicati monasteri e chiese e secondo una antica leggenda una sua reliquia fu portata in un sarcofago d'argento a Brindisi nel XIII secolo.
Nella piccola chiesa dove è stata letta la liturgia, in lingua greca, per il nostro amico le lacrime dei parenti e degli amici cadevano in silenzio... Splendidi fiori ornavano il pavimento e sembrava che il nostro amico fosse deposto in un giardino...
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