La guerra dopo la guerra nell'inverno di Niamey
martedì 17 gennaio 2017
Piangeva in silenzio accanto alla croce. Prima la tomba e dopo qualche mese la croce di ferro col nome del secondo marito. Il primo non l'aveva mai scelto perché l'aveva rapita, ancora bimba, dopo aver ucciso i suoi genitori. Girl non andava neppure a scuola quando i suoi occhi hanno visto quello che una figlia non dovrebbe vedere.
Lei non è mai stata bambina perché lui, mercenario al soldo di Charles Taylor, l'ha presa e portata nel suo Paese di origine, il Burkina Faso. Dalla Guinea passando per la Costa d'Avorio, complice la guerra civile liberiana. Taylor, improvvisato signore della guerra, aveva assunto mercenari per eliminare l'allora dittatore Samuel Doe. E gli occhi di Girl avevano visto quello che una figlia non dovrebbe mai vedere.
Dal 1990 al 2003 Girl rimane con l'assassino dei suoi genitori e della sua vita. Il mercenario vorrebbe farne la sua sposa e versare la dote a chi rimane della famiglia della ragazzina. Allora lei fugge, per cercare aiuto da qualche familiare superstite della famiglia, in Ghana. Non trova nessuno e non ha nessun luogo dove tornare, ma incontra John, liberiano come lei, col quale continua il viaggio. Partono insieme per l'Algeria nel 2009 e vi rimangono fino al 2015. Lui imbianchino e lei casalinga per qualche anno ad Algeri. John si ammala e sente che la sua terra lo chiama col nome di famiglia. Ripartono e il viaggio di ritorno finisce a Niamey nel Niger, impolverato come lui. È troppo tardi per arrivare a casa. La strada di John termina in un cimitero nigerino il 25 di settembre dell'anno scorso.
Girl avrebbe potuto essere madre tre volte. Ogni volta però, prima di partorire, è accaduto qualcosa che le ha fatto perdere il bambino. Girl si è fatta esile a causa del vento e della sabbia della vita.
C'è una guerra che si porta dentro e che non prevede armistizio. Ed eccola, ora, mentre comincia dolcemente a piangere accanto alla croce e a ripetere il nome di lui, John, compagno, padre, madre. L'unico della sua vita. I suoi occhi hanno visto quello che una figlia non dovrebbe mai vedere. E ora vedono una croce di ferro pitturata di nero con in mezzo la lamiera saldata col nome di John. Nato in Liberia nel 1973 e morto a Niamey il 25 settembre del 2016, sotto il sole. La croce è piantata con un po' di cemento attorno, nell'inverno della capitale. Per la gente fa freddo: la polvere del deserto ora nasconde il sole.
Il mercenario era stato formato in Libia, amica della guerra civile in Liberia. Voleva sposarla e aveva già versato la dote a chi rimaneva della famiglia da lui stesso sterminata. Le follie della guerra che continua dopo la guerra e che Girl combatte ogni giorno negli occhi. Non sa nemmeno perché e dove tornare per continuare il viaggio. Vive sola in una camera di fango senza luce.
Paga un fustino d'acqua al giorno e solo quando fa il bucato se ne permette altri tre. Fanno cento franchi giusti che sono quindici centesimi di euro. Non sta bene di salute e piange sottovoce accanto alla croce del compagno John. Il cimitero cristiano si trova alla periferia nord della città che si estende ormai anche da quella parte. I morti sono i complici dei vivi. Girl vorrebbe aprire un piccolo ristorante lungo la strada che conduce all'aeroporto di Niamey. Dice che con quello potrebbe pagare l'affitto.
Niamey, gennaio 2017
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