domenica 16 luglio 2017
Vincere, triste imperativo dell'oggi. Ma vincere cosa? Denaro, potere, possibilità di apparire più degli altri. Pure nello sport. E se si provasse un tipo diverso di gara, una gara di sogni? Chi vincerebbe allora? Chi sogna di più, anzi chi osa sognare. Vincerebbero i bambini, o artisti come il cantautore romano Edoardo De Angelis, che troppo pochi conoscono e che La gara di sogni l'ha scritta, cantata, vinta, regalandola alla storia della canzone. «Troppo grande e nuova questa notte, non fa dormire… Disse il ragazzo ai due compagni “Faremo una gara con i sogni, a chi pensa più lontano, a chi getta più lontano la sua fantasia”… E tutti e tre con l'anima alla notte si misero a sognare, figli del mondo che con gli occhi non si può toccare… Le storie del ragazzo accesero la notte, nel giorno che veniva lanciarono una scia, quindici anni alle spalle e un ponte sulla vita…» Quel ragazzo poteva essere fiero, della sua vittoria, come De Angelis di avergliela fatta persino predire. Senza arroganza perché non si trattava di prevalere su altri, ma di vincere i propri limiti. «Io so, che vincerò. Lo sento… Forse sarà per il carattere che ho, pazzo e improvviso, appassionato come un bacio d'amore…». Che bel suono che ha, in gare così, il verbo vincere.
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