martedì 11 aprile 2017
I cinesi sono marmorei. Guardate Xi Jinping che mentre prendeva il the con Trump quello ha fatto partire i missili e lui non ha fatto una piega: «Ne parliamo domani...». I cinesi sono marmorei ma di memoria lunga: non dimenticheranno Crotone, quel posto dove hanno capito che il viaggio verso la redenzione dell'Inter sarà una lunga marcia. E per fortuna gli hanno spiegato che lì aveva fatto mirabilie tal Pitagora: loro hanno un profondo senso della cultura e della storia, gli sarebbe dispiaciuto il doppio se avessero perso a Roccacannuccia. Sarà più difficile fargli capire che il calcio è fatto così, luogo virtuale dove Davide può demolire Golia (questi almeno li conosceranno, spero) e che se gli è tanto piaciuta l'idea che Milàn l'è on grand Milan devono aggiornarsi: sulla sponda Inter, ormai da tanto tempo, Milano è anche piccola con uomini piccoli. I suoi giocatori. L'Inter, da Moratti a Thohir a Zhang Jidong, continua a prendersela con gli allenatori: dalla cacciata di Mazzarri (costato un giocatore), a Mancini, a De Boer (altri due giocatori) e ora a Pioli, sempre con la testa sul possibile simil-Mourinho da ingaggiare per il riscatto, quando in realtà - come ha commentato anche ieri Berti, campione disordinato ma fedele - sono senz'anima, senza orgoglio nè dignità i giocatori. Non so se il leader di Suning e dell'Inter domenica a Shangai s'è visto il GP di Formula1 o ha ascoltato o letto quello che ha detto Marchionne di Raikkonen: anche il leader Fiat ha capito che bisogna prendersela con quelli che sono in pista piuttosto che con i meccanici o i signori dietro il muretto. La sua ironica battuta - «Forse Raikkonen aveva altri impegni» - è perfetta, assimilabile: forse i giocatori dell'Inter avevano altri impegni. Le notti milanesi ne hanno narrato le imprese, magari erano altri tempi, ma almeno capivi che i danni li facevano donne e birre; questi sono senza cuore: basta vedere come hanno ridotto il loro capo, Stefano Pioli, invecchiato e abbacchiato in quella che poteva essere la più bella primavera della sua vita. Ci vuole una terapia d'urto, adesso, almeno per giocare dignitosamente il Derby Cinese di sabato con quel Milan che in attesa del closing fa le nozze coi fichi secchi. Terapia d'urto vuol dire colpirli nel portafoglio. E vedere la faccia che fanno. Il calcio dal volto umano è quello che da sempre mi affascina: vista la partita giocata sul terreno dello Scida dai coraggiosi ragazzi di Nicola vorrei dire «Siamo tutti crotonesi». Prima che cinesi, naturalmente.
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