sabato 11 agosto 2018
L'indomabilità del mare impressionava assai fortemente gli antichi israeliti. Essi ricevevano da quell'appezzamento del creato un grande senso di incontrollabilità. Colpiva la sua fierezza, un elemento spavaldo, quasi borioso, sulla cui superficie persino le navi più potenti come quelle di Tarsis perdevano del tutto la loro possanza. L'orgoglio deriva dalla consapevolezza delle proprie forze, o fisiche, o economiche. Al mare non mancano né l'una né l'altra. «Tu domini l'orgoglio del mare, tu plachi le sue onde tempestose»(Sal 89,10). La dichiarazione è preceduta da una domanda retorica: «Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti?» (Sal 89,9). Persino l'elemento più dinamico e irrefrenabile del creato non può minimamente competere con la signoria divina. Ovviamente Dio vive il suo dominio come compete a lui esclusivamente, dunque non in termini di prepotenza bensì di benevola assistenza come si legge in Sal 65,8: «Tu plachi il fragore del mare, il fragore dei suoi flutti». Queste parole sono come un gemma incastonata in un gioiello che celebra la bontà divina la cui prima manifestazione è il perdono e a seguire lo splendore sta nei benefici concessi da Dio al creato. Con paziente vigilanza il creatore medica l'orgoglio marino non facendo mancare al tumultuoso mare la benevolenza destinata a tutte le creature.
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