L'italiano medio secondo Guzzanti ambizioso e furbo, autoironia zero
martedì 18 gennaio 2022
Una tantum, un intero Press Party è dedicato a un solo articolo: l'intervista di Gianmaria Tammaro a Corrado Guzzanti sulla “Stampa” (16/1). Ieri sera, come ogni anno da qualche anno, Guzzanti è tornato in tv, su Sky Cinema, con I delitti del BarLume. Interpreta Paolo Pasquali, assicuratore veneto misteriosamente approdato sulla costa toscana. Ben più di un macchietta. Semmai una maschera, nella migliore tradizione italiana, dove dietro e sotto la risata si celano verità inconfessabili, perfino “dolorose”, che possono essere dette solo nascondendole. Pasquali, spiega Guzzanti a Tammaro, «rappresenta l'italiano medio. Ambiziosissimo e furbo, ma non intelligente. Rigido. Sempre in contrapposizione, e con un'ossessione per l'ordine». È un tipo italiano che nell'epoca dei social impera e impazza, infliggendo se stesso agli altri senza misura e senza pietà. Con il regista Roan Johnson, prosegue Guzzanti, «ci siamo ispirati al Bepi di Alberto Sordi in Venezia, la luna e tu. Alla fine ci siamo affezionati». In effetti non puoi voler male a Pasquali, anche perché, se sei onesto fino in fondo, non puoi non scoprire il Pasquali che abita in te. E, se sei onestissimo, non puoi non sorridere di te stesso. È la qualità più importante di tutte: «L'autoironia – rivela Guzzanti –. Non ci sono scuole o formule segrete da seguire. Il primo oggetto di satira, che abbiamo tutti a casa e a portata di mano, siamo noi stessi». Potrebbe valere anche per l'identikit del futuro presidente: è capace di autoironia o si prende sempre e comunque tremendamente sul serio? Ultima grande verità dell'intervista è nella domanda sui giovani: «Non esiste, secondo me, la categoria dei giovani. Ce ne sono di tutti i tipi. Alcuni vivono la loro vita pigramente; altri, invece, sono impegnatissimi, sempre in prima linea». La dedica, va da sé, è per quegli adulti sentenziosi che da secoli godono nello sputar veleno sui giovani, tutti fannulloni e inaffidabili. Autoironia: zero.
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