mercoledì 7 ottobre 2015
​Eugenio Borgna, celebre psichiatra e ottimo divulgatore, si richiama alla scuola fenomenologica di Ludwig Binswanger (1881-1966) che esplora i nessi tra comunicazione, relazione, colloquio e dialogo, in una prospettiva aperta al trascendente.In un piccolo e suggerente libro, Parlarsi. La comunicazione perduta  (Einaudi, pagine 104, euro 11,00) Borgna concentra la sua pluridecennale esperienza clinica attingendo copiosamente anche alla letteratura, con citazioni di Rilke, Virginia Woolf, Trakl, Simone Weil, Leopardi, sant’Agostino e molti altri, che danno alle argomentazioni uno spessore umbratile ed evocativo. Del resto, la psichiatria fenomenologica si è sempre richiamata alla poesia «per rendere dicibili il dolore e la tristezza, la gioia e la tenerezza, che fanno parte della sofferenza psichica».«Rendere dicibile»: infatti, i problemi psichici sono quasi sempre riconducibili a problemi di comunicazione, tenendo presente che «la sola comunicazione razionale non riesce a essere strumento di rinascita interiore, di crescita e di maturazione, che non sono possibili se non quando la comunicazione sia contestualmente razionale ed emozionale». Sono considerazioni che non riguardano solo l’àmbito psichiatrico, ma servono per ogni forma di comunicazione, perché non possiamo entrare in relazione con qualcuno se non facendoci accompagnare dalle nostre emozioni per accedere a quelle dell’altro. Per questo, «comunicare è ascoltare», per entrare in sintonia con l’esperienza del tempo, del tempo vissuto dell’altro, «che non ha nulla a che fare con il tempo misurabile dalle lancette dell’orologio».È piacevole e arricchente farsi accompagnare da Borgna a scoprire le parole del silenzio e le parole della solitudine, per lambire il mistero della comunicazione che è il mistero della decifrazione del dolore, «il mistero delle lacrime e del sorriso che sono cifre della condizione umana malata, e non malata».Perché la comunicazione non è soltanto verbale, e un volto assai spesso dice molto di più di una parola, uno sguardo (gli occhi "ridenti e fuggitivi" della Silvia leopardiana) è più eloquente di un discorso. E il linguaggio delle lacrime, esplorato attraverso le Confessioni di sant’Agostino, «ci aiuta a comprendere qualcosa di quello che si nasconde negli abissi della vita interiore in noi, e negli altri da noi». Borgna dedica pagine alla comunicazione nella famiglia, nella scuola, nelle diverse età della vita, e si sofferma sulla comunicazione digitale che «ha diffuso dovunque l’idea che l’informazione sia un flusso inarrestabile che oltrepassa ogni barriera; ma l’informazione non è la conoscenza: è un ammasso di dati che restano lì, e la conoscenza non riesce più a metabolizzarli».«Qual è il tempo della comunicazione digitale?», si chiede Borgna. E risponde: «Non è il tempo della agostiniana circolarità fra il presente, il passato e il futuro, ma è un tempo che vive in un presente intessuto di istanti, di frammenti, che sono gli uni accostati agli altri, in un presente che non ha storia, non ha passato e non ha speranze, non ha futuro, in un presente che è di volta in volta risucchiato nel flusso ininterrotto di comunicazioni che nascono e muoiono, rinascono e scompaiono, senza lasciare tracce durature nella nostra vita interiore e nella nostra memoria vissuta».La citazione è stata lunga, ma indispensabile per far intuire il magnetismo di un libro che «non ad altro aspira se non alla speranza di avere indicato le radici complesse e stratificate della comunicazione, e la grande importanza che ha in essa il linguaggio delle parole insieme a quello del silenzio e a quello del volto e degli sguardi, della solitudine e delle lacrime».
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