L'appeal di Roma. Oltre l'incuria verso il turista
sabato 5 novembre 2016
La grande forza della storia vince sulla piccola mediocrità del presente. Nonostante la pessima gestione delle aziende municipalizzate con servizi pubblici da Quarto Mondo, nonostante la mancanza di decoro nelle strade e di senso civico nelle teste di tanti romani, nonostante l'insensata rinuncia a sfide globali e rivitalizzanti come le Olimpiadi, Roma resta molto attraente agli occhi dei cittadini del mondo.
La prima città al mondo per "attrattiva ambientale", seguita da Vienna e Parigi, e l'ottava nella classifica assoluta della reputazione (con Venezia al dodicesimo posto e Milano al ventunesimo): è il risultato contenuto nella classifica annuale del Reputation Institute, un'indagine seria e approfondita che si basa su 22mila interviste realizzate nei Paesi del G8.
È un dato sorprendente, dovremmo commentare in questa fase prolungata di "cupismo" in cui è immersa la Città Eterna. In realtà il distacco con cui può valutarci un cittadino americano o tedesco ci consente di rifocalizzare l'immagine di Roma, ricollocando in primo piano l'impagabile unicità dell'arte millenaria e sullo sfondo la straziante inefficienza della gestione ordinaria.
E ci ricorda anche che le città globali non sono soltanto una somma di strade, monumenti e negozi, ma soprattutto "brand" ai quali è associata un'esperienza da vivere. Esperienza che dovrebbe essere il primissimo campo di analisi e d'azione per chi governa la città. Per attrarre sempre più turisti di qualità, in grado di apprezzarci compiutamente e di lasciare più ricchezza materiale e umana sul nostro territorio, e soprattutto per fare dell'appeal turistico la principale leva di buon governo della città.
Ma se il centro storico di Roma è uno straordinario "museo a cielo aperto" – e se questo elemento rappresenta l'unica vera polizza assicurativa dello sviluppo e del benessere della Capitale e dei suoi abitanti – come si può consentire ancora che sia invaso a ogni ora del giorno e della notte da giganteschi pullman turistici che distruggono le strade e inquinano, alterando il suo fragile micro-clima? O che sia militarmente occupato da venditori ambulanti e baracchini irregolari (ed esentasse) che agiscono indisturbati, nonostante una concentrazione senza pari di vigili e forze dell'ordine? O ancora, che la sporcizia delle strade sia il principale ricordo ambientale che qualsiasi turista porterà a casa con sé?
È facile darsi una risposta. Molto più difficile sinora creare nell'opinione pubblica della città la consapevolezza che il più grande "museo" del mondo ha bisogno di cura. E di scelte coraggiose.
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