Italia a coriandoli? Sì, ma attenti agli specchi
giovedì 24 gennaio 2008
«Coriandoli»: è foto fedele l'immagine smaliziata di Giuseppe De Rita sulla società italiana divisa, confusa e contraddittoria, ma certe pagine un tempo illustri anche per equilibrio paiono specchi storti che la riflettono ovunque. Così se il cardinale Tettamanzi dice tranquillo che la Chiesa ama i divorziati risposati, li sente in "comunione ecclesiale" e non li abbandona, pur non ammettendoli alla "comunione eucaristica" per fedeltà alla dottrina di Cristo, subito illustri notisti e politici indefessi " analfabeti indebitati perenni in cultura, o maliziosi falsari in informazione " strillano che "Un'altra Chiesa è possibile" ("Unità", 22/1, fascia rossa p. 1), che Tettamanzi smentisce Papa, Ruini e Bagnasco e sparano che «la Chiesa non è solo Ruini», che «Tettamanzi la pensa come Pannella», con altri insulti anche illustri ("Corsera", p. 15). Il fatto è che da noi una pigrizia tutta "laica" ha da sempre un'idea fissa di Chiesa come "gregge": pastori tutti in blocco su tutto e pecore tutte in fila su tutto. E invece e da sempre è chiaro: «Ubi Ecclesia ibi libertas». Vuol dire che l'unità per principio nelle cose "necessarie" non ha mai impedito la libera diversità nelle cose "dubbie" e "la carità in tutte". Ridicola ieri l'ormai solita "Stampa" (p. 7) che dopo aver cercato voci magari anonime e furtive o malintese, strilla nel titolo che "L'attacco di Bagnasco divide anche la Curia". I "coriandoli" vanno bene a Carnevale, e oggi forse valgono per l'Italia, ma 2000 anni di fedeltà dicono ben altro. Almeno a chi non guarda sempre e solo allo specchio, allarga lo sguardo e vede la realtà.
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