martedì 17 settembre 2019
La domenica calcistica l'ha celebrata solo il Bologna di Mihajlovic con una miracolosa manifestazione di speranza e solidarietà. Quel messaggio di Sinisa – «siate disperati» – proprio perché riferito a bolognesi (particolari, ma bolognesi) mi ha riportato alla mente la stessa parola pronunciata anni dal cardinale Giacomo Biffi (che mi onorava d'amicizia) sulla Bologna «sazia e disperata», sollecitata a redimersi, come fu. Sinisa – fuor d'ogni retorica – ha colto il punto della svolta come quel lontano Italia-Germania 4 a 3 e ha nobilitato l'opera dei suoi pedatori trasformati in professionisti responsabili. La tendenza, ormai, è celebrare il sabato, come voleva un lontano regime. Il sabato della Juventus, del Napoli, dell'Inter. Il supercampionato – come direbbe Andrea Agnelli – di quelli che hanno rapporti con la Grande Europa di Champions; l'Atalanta s'accontenta delle 12.30 di una domenica riservata ai rincalzi. Finché dura. Segnalo, infatti, un vago atteggiamento iettatorio dei ristoranti – abbandonati il sabato dai clienti tifosi, salvo munirsi di televisori, come ormai fanno molte pizzerie – e dei famigliari, ovvero mogli e compagne e fidanzate, condannate a
restar sole anche il sabato. Al Piano Nobile del campionato si esibiscono naturalmente anche i suoi grandi attori. Per l'occasione – una sorta di vernissage – il Conte di ritorno e il Sarri ritrovato. Sul piano tecnico, uno a zero: l'Inter è già vicina allo spirito del suo allenatore, un combattente nato; deve migliorare (temo che Lukaku sia quel che dissi: un gigante normale...) ma intanto l'uno a zero lo schioda;la Juve, invece, non è la Juve, èsvenevole e ferma, non sarriana, tantomeno allegra, e cosi' certi ultrà della curva e della penna già si preoccupano di sapere dove passerà il Natale Sarri. Il Comandante imborghesito ha perso anche la partita a chiacchiere, lamentandosi del terreno sconnesso, del caldo (per fortuna non dell'arbitro...) e parlando di "patrimonio", un modo come un altro per dire fatturato: un assist perfetto per Antonio Conte, subito pronto a rammentare al "nemico" di star sereno visto che e' arrivato a sedersi sulla panchina della parte "forte", l'accusa che gli rivolgeva il Sarri napoletano. Ho visto di meglio, nella vita, soprattutto ai tempi di Rocco e Herrera, praticamente un film prevanziniano, Il Mago e il Paròn. Ma accontentiamoci. E' sempre meglio un dibattito fra Conte e Sarri
di un monologo di Giampaolo, l'Amleto del Giocar Bello promosso da William Sacchi, il drammaturgo di Fusignano-upon-Senio.
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