Intellettuali italiani «senza pedagogia»
venerdì 10 gennaio 2014
Se c'è una scienza che in Italia è morta sopraffatta dalla post-modernità, è la pedagogia. La crisi del sistema scolastico dipende dalla crisi del sistema sociale, e dall'ossessione neoliberistica che ha travolto la nostra classe dirigente ma anche, a ben vedere, il nostro ceto intellettuale. E pedagogico. Ed è imbarazzante osservare come all'avanguardia di questo disastro ci siano state quelle forze di sinistra che si volevano riformatrici in direzione di una maggiore giustizia sociale. L'attacco alla scuola pubblica è venuto anzitutto di lì, al tempo del ministro Berlinguer, ed è proseguito per approdare all'incapacità attuale di metter le mani in un disordine in cui si continuano a privilegiare i forti contro i deboli, gli astuti contro gli ingenui, gli abili contro i disabili, i grandi (in tutti i sensi) contro i piccoli (in tutti i sensi). Un pensiero pedagogico forte in Italia oggi non esiste, i professori titolati girano a vuoto imponendo questo pomposo vuoto ai propri infelici allievi, nonostante la buona volontà, impastoiata nei compromessi, di alcuni pochi, troppo cauti o confusi. Occuparsi di pedagogia è occuparsi di futuro e di tutto: dell'ingresso nel mondo dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, un mondo dove il potere è in mano a forze che vedono in loro solo oggetti destinati alla realizzazione dei propri fini, accettanti lo stato di cose esistente, i doveri del consumo, la manipolata adesione a un sistema di valori che preme verso una crescente etero-direzione. Per questo mi sembra importante segnalare una casa editrice, le Edizioni Junior di Bergamo che, cercando soprattutto tra studiosi di area anglosassone, con la collana Pedagogie d'altrove diretta da Monica Guerra propongono testi di grande interesse, anche se oscillano talvolta tra la dura constatazione del sistema sociale in cui gli educatori di ogni ordine e grado sono costretti a operare e un fondo fin troppo ottimistico sulla possibilità di riformare questo stesso sistema a partire dalle buone pratiche e perfino dal dentro di una nuova politica. Segnalo la Lettera agli adulti sui bambini di oggi di Meirieu, Educare alla diversità di Vandenbroeck, Il dialogo tra genitori e adulti di Lightfoot… Se in Italia la pedagogia è morta, altrove continua a vivere, l'importante è che di quella vitalità ci si accorga anche qui, dentro o fuori l'università, dentro o fuori la stessa scuola.
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