giovedì 26 febbraio 2015
Non si perdona alla Russia di essere scampata al comunismo, il socialismo reale. Non solo di non aver condotto la battaglia fino al completo sacrificio di sé ma di aver scartato a lato, provando a riposizionarsi nella propria storia che, per molti versi, è la nostra. Cercando di salvare tutto il salvabile: dalla famiglia dell'ultimo Zar beatificata al patriottismo contro l'invasione tedesca. Dal ricordo che «a Stalingrado non passano» all'ascolto di un Patriarcato che appena riaperte al culto le proprie chiese viene attaccato, sbeffeggiato, offeso, e tutto il mondo occidentale sorride della provocazione culturale e ne fa baluardo della propria libertà.Prima sacrificata con tripudio internazionalista all'idolo della rivoluzione: terrore e rieducazione; poi, tra i festeggiamenti a porte chiuse della finanza internazionale, decretata area di espansione economica e militare: colonizzazione e sradicamento. Non si perdona alla Russia di voler essere Russia e la divaricazione est-ovest dell'Europa, stabilizzata nella guerra fredda e ricomposta con la caduta del muro e della cortina di ferro, si sta riaprendo, riposiziona una linea di confine. Chi s'aspettava la fine della storia si ritrova già in una storia senza fine.
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