Il sorprendente "Citizen Penn"
venerdì 7 maggio 2021
Scapigliato, con la sigaretta sempre accesa, il sessantenne attore, regista e produttore americano Sean Penn è più facile immaginarlo nel personaggio stralunato di Cheyenne, nel film di Paolo Sorrentino This must be the place, che non nelle vesti di operatore umanitario a capo di un'organizzazione non-profit nata nel 2010 per soccorrere i terremotati di Haiti e che poi ha continuato la sua attività fino all'impegno attuale contro la pandemia. A darci quest'immagine di benefattore (che lui tra l'altro rifiuta: «Sono solo un uomo che ha detto: "Ok, credo di poter fare qualcosa di buono qui"») è un interessante docufilm, Citizen Penn con la regia di Don Hardy, da ieri disponibile sulla piattaforma Discovery+, in contemporanea con gli Stati Uniti, ma che a breve approderà in chiaro su una delle emittenti del gruppo. Il docufilm, sulla base della testimonianza diretta dell'attore premio Oscar (di cui, per noi che siamo abituati a sentirlo doppiato, è particolarmente apprezzabile la voce originale), racconta il momento in cui Penn, con un gruppo di volontari, è sbarcato ad Haiti, pochi giorni dopo il terremoto, con l'intento di rimanerci il tempo necessario per distribuire viveri e medicinali. Invece è rimasto lì per mesi, creando il più grande campo di sfollati e una tenda ospedale. «Eravamo un aeroplano costruito dopo il decollo», afferma Penn per spiegare come tutto all'inizio fosse dettato dalla sola voglia di aiutare gli altri. Lui stesso ammette di essere rimasto colpito dalle immagini della catastrofe in un momento non facile della sua turbolenta vita privata. Ma adesso, «almeno cinque volte al mese», ripete ad alta voce: «Grazie a Dio ci sono andato». A impreziosire il racconto, oltre le tante riprese sul campo e le immagini di repertorio, c'è la colonna sonora originale firmata da Linda Perry, compreso un brano scritto in collaborazione e cantato da Bono Vox degli U2.
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