sabato 12 ottobre 2013
Opatija, è scritto sul cartello all'ingresso della città. È la vecchia Abbazia, italiana prima dell'ultima guerra. Il suo territorio si allunga sul mare con piccole e grandi isole dipinte di verde da folti boschi. Abbazia è una città che guarda il mare è sempre interessante e piena di curiosità come questa, che sembra inventata per accogliere turisti a ogni stagione, bella nei suoi palazzi del tempo degli imperi, accogliente anche quando il vento passa rasente sulle aiuole ricche di fiori. È in questa atmosfera che, dal 3 al 6 ottobre, si è svolto il 51° congresso internazionale della'European Journalists Association, che riunisce giornalisti dei Paesi dell'Unione Europea e di altre nazioni del Vecchio Continente. Il tema dell'incontro era la ricerca di una prospettiva possibile da parte dell'Unione per suggerire agli Stati membri le strade da seguire verso un futuro più interdipendente e globalizzato. «Serve più Europa e meno burocrazia», è stato il ragionamento centrale degli interventi svolti sia dal parlamentare europeo della Germania Jo Leinen, presidente internazionale del Movimento europeo, sia da Gianni Bonvicini, vicepresidente dell'Istituto Affari internazionali di Roma, di concerto con il prorettore per i rapporti internazionali dell'Università Statale di Timisoara. La voce forte di tutti gli altri interventi di esperti e giornalisti dei vari Paesi europei è stato il richiamo a interessare maggiormente i governi perché si attivino a promuovere una partecipazione maggiore da parte dei propri cittadini al processo decisionale delle istituzioni Ue. La realtà, mi sembra, sia il poco interesse che suscita nella gente il lavoro delle varie istituzioni comuni perché non si è riusciti neppure attraverso la stampa a dare vita, almeno tra i giovani, a una reale coscienza europea. Quando si viaggia nei vari Paesi del mondo, alla domanda di dove vieni, nessuno risponde di essere cittadino europeo perché non sentiamo ancora di appartenere ad una sola grande patria. L'unione politica e la difesa comune, sogno che viene da lontano, da Schuman, Adenauer e De Gasperi, grandi profeti che avevano incominciato a tesserne la tela con fiducia e volontà, ha oggi bisogno di una spinta forte da parte di tutti noi. Nel mese di maggio saremo chiamati a dare una risposta personale alle elezioni europee per dare indicazioni su quella Commissione, alla quale non osiamo ancora dare il nome di Governo europeo. Sarà il momento in cui finalmente gli Stati nazionali dovranno cedere alle ambizioni proprie per dare maggior spazio al bene di tutti. Il congresso si chiudeva su questo programma e su questa speranza mentre il mare, li davanti, inghiottiva il cielo tracciando linee gialle e cenere.
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