sabato 17 agosto 2002
Dura un solo atto il piacere d'amore,/ e subito annoia quand'è soddisfatto./ Eppure, come bestie assetate di libidine,/ ci tuffiamo accecati dalla voglia del possesso/ ma poi si placa, decresce la passione"È intitolata Nella notte impenetrabile (ed. Passigli) l'ultima raccolta poetica di Renato Minore, un autore che ho spesso letto con ammirazione. Ed è proprio in queste notti estive che sto scorrendo i suoi versi, densi e trasparenti al tempo stesso. Di questa lettura rendo partecipe anche chi segue "Mattutino" attraverso un frammento dell'ultima poesia. Essa ci presenta in modo nitido ed essenziale un'esperienza costante: il piacere fine a se stesso è monotono e brutale; la libidine senza tenerezza e amore è egoistica solitudine; l'erotismo senza la freschezza dei sentimenti è esercizio fisico e materialità; la «voglia del possesso» è bramosia bestiale e cieca.Purtroppo viviamo in un contesto in cui si sa tutto del sesso magari fin da ragazzini e non si sa nulla o quasi dell'amore, dei suoi tempi, del corteo di sentimenti che lo accompagnano, delle parole e degli sguardi e non solo degli atti che lo sostanziano. Quando si ha la fortuna di vivere l'amore, la noia scompare. È ancora il poeta Minore a dire questa verità nelle ultime righe della poesia citata: «Non c'è strapazzo che tenga, rossore che mi fermi:/ questo è stato, e sarà sempre, il mio desiderio./ Non si esaurisce mai, anzi risorge dalle ceneri».
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