giovedì 20 maggio 2004
Sempre lo stesso sogno:/ un rosso castagno in fiore,/ un giardino colmo di splendore estivo,/ dietro una vecchia casa abbandonata./ Là, dove si stende il giardino silenzioso,/ mi cullò mia madre./ Forse, dopo tanto tempo trascorso,/ non ci sono più giardino, casa e pianta./ Forse ora c'è un sentiero nel prato,/ forse vi passano l'erpice e l'aratro./ Di pietra, giardino, casa e pianta/ solo il mio sogno resta. E', questo, un canto della nostalgia, una ricerca del tempo perduto. Ce lo propone lo scrittore tedesco Hermann Hesse (1877-1962), autore del celebre romanzo Siddharta, nella raccolta poetica Il canto degli alberi (Guanda 1992). E' capitato a tutti di ritornare nel villaggio o nel quartiere in cui si è nati o si è vissuta l'infanzia e di trovarlo del tutto stravolto. Scomparso quel giardino, abbattuto l'albero, demolita la casa, trasformato il paesaggio, forse sotto una colata di cemento. Eppure la memoria conserva ancora non solo l'immagine del passato ma anche il pulsare della vita che là si era svolta: le tenerezze della madre, le prime emozioni del bambino, la gioia piccola e segreta, il dolore pacato e placato. E' importante avere la capacità di "ricordare", ossia di "riportare al cuore", la propria storia. Il filosofo Epicuro affermava: «Chi non ricorda il bene passato è vecchio già oggi», smentendo così la teoria secondo la quale sono solo i vecchi a vivere di ricordi. La memoria è, invece, sorgente di ricchezza interiore e quindi di vita, di energia, di sogno e di speranza. Purtroppo noi siamo ora immersi nell'epoca della smemoratezza"
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