Il mare, una ragazza e un fraintendimento
domenica 2 agosto 2020
Il bel giovanotto seduto sulla battigia, a godersi il sole morbido del tramonto e la brezza che scivola dalle colline, sta leggendo un libro di Fernando Pessoa. Ciononostante ha l'occhio vigile e nessun movimento dinanzi a sé gli sfugge. Così nota la bella ragazza che, passandogli davanti, prima lancia lo sguardo fugace ma intenso a lui, quindi al mare. Che mai avrà voluto dirgli?
La parola e parolaccia di oggi è fraintendimento e la vita ne è piena. Addirittura c'è chi è convinto che l'intera esistenza sia un equivoco, un malinteso, un misunderstanding, per darci un tono e dirla in inglese. Nei giorni scorsi un bel misund eccetera è stato denunciato da un noto tenore, reduce da un'apparizione a un convegno in Senato: “Sono stato frainteso” o “mi avete frainteso”, poco importa la frase esatta, e non è questo il luogo per entrare nel merito della disputa, la solita rissa all'italiana che comunque sullo sfondo ha sempre e solo i voti e il potere.
Lasciamo il tenore ai suoi fraintendimenti e torniamo al giovanotto sulla battigia. Se è soggetto a rovelli interiori e si fa troppe domande, la fanciulla svanirà dalla sua vista prima di poter assumere qualsiasi iniziativa. Se invece è un impulsivo sicuro di sé, balzerà in piedi ricorrendo a una delle dodici frasi convenzionali per attaccar bottone. Ma la cosa qui non ci interessa. Qui si parla di fraintendimenti, quindi la domanda è quella già enunciata, e che il giovanotto in balìa dei rovelli ha declinato in un attimo grazie alla sua esagerata capacità analitica. In estrema sintesi, la fanciulla sta dicendo: a) che cosa aspetti, o sciocchino, ad alzarti per invitarmi a tuffarci nell'acqua tiepida di questo romantico tramonto? b) non azzardarti, o stolto, a provarci con me perché con un manrovescio ti faccio volare in acqua, e non è tiepida come credi. c) Pessoa? Con tanti burini senza cervello, finalmente un intellettuale come lo aspettavo da tempo; che aspetti a tuffarti con me? Perdiamoci nelle onde. d) un altro che finge di leggere poesia... tanto l'ho capito che sei un bagnino, torna in acqua e restaci.
Un episodio apparentemente banale della vita quotidiana di spiaggia è già, lui solo, foriero di innumerevoli possibili fraintendimenti. Se ci pensi e resti bloccato, l'occasione svanisce. Se non ci pensi e agisci, rischi un bagno fuori programma. Sarai o un maschio indeciso; o, eccezionalmente, un maschio fortunato; o un maschio molesto. Ma a quel punto potrai sempre giocare sul fraintendimento. Tra il “perdoni, signorina, sono stato frainteso” e il “perdoni, signorina, ho frainteso” c'è tutta l'abissale differenza che passa tra un verbo passivo e un verbo attivo.
Dimmi come parli... Tra il “sono stato frainteso”, gettando magari la colpa sui giornalisti malevoli, e il “temo di non essermi saputo spiegare” c'è la siderale distanza che corre tra un ego stratosferico e arrogante e un individuo gentile, che attribuisce a sé la responsabilità dell'equivoco anche se è convinto di non averla. Il dubbio è che spesso si tratti di un fraintendimento strategico. Il personaggio pubblico, ma anche privato, la spara grossa e aspetta le reazioni. Se sono negative, dirà che è stato frainteso. Tanto la gente ha poca o nulla memoria. Chi si ricorderà la frase testuale? Se anche qualcuno la riesumerà, gli si potrà rimproverare di aver dimenticato ben altri fraintendimenti; qualche sua presunta colpa; insomma basterà gettare discredito su chi ha la memoria lunga.
E il giovanotto sulla battigia? Per evitare equivoci, è rimasto seduto a leggere Pessoa, colui che scrisse: “Amare è fraintendersi”. Con la risacca come sottofondo.
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