sabato 1 maggio 2021
Un milione di posti di lavoro perduti in Italia nell'ultimo anno, emergenza-occupazione (presente e futura) in cima alle preoccupazioni degli italiani, giovani sostanzialmente privati della possibilità di accedere al mercato del lavoro privato. Eppure, in uno scenario così preoccupante, ci sono anche centinaia di migliaia di opportunità che non vengono colte: posti di lavoro che rimangono “vuoti”, perché le imprese non trovano professionalità adeguate. È il grande paradosso del lavoro nel nostro Paese, segnalato negli ultimi giorni da due analisi (convergenti) realizzate da Confindustria e dall'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche. Sarebbero ben 318mila i posti di lavoro vacanti oggi nel nostro Paese, secondo i dati Excelsior elaborati da Confindustria: si tratta di chances di occupazione a disposizione di giovani formati presso gli istituti tecnici e professionali, rispetto ai quali le aziende non riescono però a trovare professionalità adeguate. I settori in cui la carenza di competenze è più alta sono quelli della meccanica, della logistica e dell'edilizia: settori che hanno subito meno il contraccolpo della crisi e che sono ripartiti prima, grazie all'export nel caso della meccanica e ai super-incentivi statali nel caso dell'edilizia. Ma perché spesso i giovani diplomati in ambito tecnico e professionale non riescono a soddisfare il know how minimo richiesto dalle imprese? La questione-chiave è il deficit di competenze informatiche e digitali. Diventate indispensabili negli ultimi anni per il mondo delle imprese e straordinariamente preziose oggi, nella fase di rapida conversione digitale del business che sta caratterizzando molti settori produttivi. Troppo spesso i nostri ragazzi sono costretti ad acquisirle in proprio, in modo informale, perché il mondo dell'istruzione superiore non si è ancora adeguato ai cambiamenti del mercato. Ci vorrebbero insegnanti esperti di ICT e laboratori digitali, talvolta mancano perfino gli strumenti informatici di base. Se negli anni Sessanta il miracolo economico italiano è stato reso possibile anche dalla qualità e dalla diffusione della formazione professionale, oggi proprio la sua debolezza è uno dei principali ostacoli allo sviluppo del nostro Paese. Favorita, ahinoi, da un “falso mito” duro a morire: la tendenza generale delle famiglie e dell'opinione pubblica a considerare questi istituti più come un “parcheggio” per ragazzi svogliati, che come una piattaforma di accesso diretto al mondo del lavoro. Ma solo ribaltando percezione e realtà della formazione professionale in Italia, potremmo uscire dal paradosso dell'occupazione in Italia. Aiutando centinaia di migliaia di giovani italiani a costruirsi un futuro.
Per commentare la rubrica con l'autore, scrivi a: fdelzio@luiss.it
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: