Il fascino del silenzio beatitudine «sociale»
venerdì 27 gennaio 2012
Via e-mail una collega che stimo, non credente e in ricerca, mi racconta il "fascino" provato a Istanbul, trovando in una moschea un gruppo di donne in profonda preghiera. Le ho risposto che se visitasse un monastero cattolico, per esempio un Carmelo, troverebbe meravigliose donne che hanno scelto, e per sempre, silenzio e contemplazione. Benedetto XVI di recente ha descritto l'importanza del silenzio ove l'ascolto prevale sulle parole, la contemplazione sul movimento attivista. Ieri qui su "Avvenire"(p 26) l'anticipazione del nuovo libro del grande Delumeau sul Paradiso cristiano e cattolico nella sua "dimensione sociale". Pare contraddittorio, ma non lo è: la felicità vera è per natura condivisa. Ogni autentica beatitudine è partecipe offerta alla beatitudine di tutti. Suggestioni… Teresa di Lisieux (1873-1897), santa e dottore della Chiesa che ha vissuto solo 24 anni, dei quali ben 9 apparentemente sepolta nel buio e nell'anonimato, ha detto: «Voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra». Strano? Per niente nella religione dell'incarnazione. Sempre ieri, nel "Giorno della memoria, "Corsera" (p. 39), «Quando i monasteri diventarono l'unico asilo per i perseguitati», e infine su "Europa" (p. 9) «Suor Laura in Africa: missione inutilità»: una donna, una suora che dal 1994 ha piantato la sua tenda in un deserto senza vita: prega e tende una mano amica. A poco a poco eccola a servizio di 10.000 persone: scuole, laboratori, presto un ospedale, promozione delle donne… Il tutto per «rendersi finalmente inutili: mettendo la gente del posto in condizione di provvedere a se stessa e alle loro famiglie». Presenza, preghiera, azione, felicità condivisa: il fascino di certi silenzi, che cambiano il mondo…
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