Il diario segreto dello zio, in trincea pensando alla pace
sabato 9 gennaio 2016
Un paese del Trentino dove l'orizzonte è un pesante velo grigio appena stracciato dai rami degli alberi che sembrano gridare la propria nudità. E mentre gli amici, stanchi di auguri e di sorrisi dati e ricevuti riposano, vedo su un tavolino un breve libro, fresco di stampa, dal titolo: Kaiserjäger neidel cadetto Augusto De Gasperi.Ricordo questo zio dall'aspetto prudente, quasi tinto di timidezza, ma sempre attento alle necessità degli altri. Non lo immaginavo ufficiale al comando di soldati trentini sul fronte russo in una guerra che aveva coinvolto i popoli del mondo. Un piccolo notes, base di questa pubblicazione, è il racconto piano, senza trionfi, dove l'ansia, la paura, l'orrore e la pietà accompagnano quegli atti di coraggio che hanno meritato a questo giovane soldato una medaglia d'oro.Ha 22 anni quando la tradotta lo conduce prima a Vienna, dove incontra il fratello Alcide, già deputato al parlamento: «A Vienna pioveva, ma dopo c'è l'ignoto mostruoso della guerra. Ci abbracciammo con gli occhi gonfi, arrivederci fratello, diceva il cuore tremando...». Poi avanti per ore e giorni sul treno militare senza sapere dove e quando si sarebbe arrivati alla propria trincea.Il racconto si allunga sui tempi e sui giorni, ma ecco il cammino nella neve dove le prime croci di legno, una accanto all'altra, recitano i nomi di dieci soldati austriaci e otto russi morti combattendo valorosamente, uniti nella giovinezza perduta e nella morte per dovere. Gli appunti del giovane ufficiale Augusto seguono su brevi pagine scritte con semplicità davanti alla morte fredda in una patria non sua: «Era una notte calma, il cielo tutto coperto da un velo di nuvole più chiare... viene la mia ora e gridando ai miei soldati: coraggio italiani, avanti, mi lancio con la pistola, prima in una piccola corsa poi a gran carriera verso le trincee nemiche. Rimbombò terribile l'urrah dell'assalto ripetuto da migliaia di voci. Con un salto mi trovai aldilà della trincea nemica, dappertutto cadaveri mutilati. Vidi venirmi incontro un ufficiale russo con il fucile spianato, tutto elegante nel suo lungo mantello, lo vidi cadere e mi sentii stringere il cuore. Che freddezza ci volle poi ad opporsi al grido disperato di parecchi soldati».I racconti del diario continuano e danno l'immediatezza dei fatti sempre accompagnati da questo senso della realtà quasi inaspettata di aver dato la morte per dovere, per impegno, eroismo descritto come necessità di vita.Mai si parlò in famiglia di questo diario, solo oggi i figli Gabriella e Marco offrono questa storia di un giovane coraggioso pronto al proprio dovere, ma amante del silenzio e della pace.
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